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Nuovo album per la band newyorkese, definibile come il secondo loro disco in studio, dopo però diversi EP e dopo il successo di With Love And Squalor del 2005, seguito a sua volta dalla raccolta Crap Attack del 2006. Il nuovo lavoro sembra però difficilmente catalogabile rispetto al loro esordio: è vero che in questo album mancano forse singoli particolarmente riusciti come i passati “Greatest Escape” e “Nobody Move, Nobody Get Hurt”, ma è altrettanto vero che, se il disco non ti conquista al primo approccio, man mano che lo si ascolta se ne scorgono diverse sfumature e non mancano canzoni di particolare interesse. Certo, forse si sente maggiormente l’influenza di gruppi come Bloc Party, soprattutto del loro secondo album A Weekend in The City, e della scena indie in generale (vedi anche Arctic Monkeys e Maximo Park, con i quali i We Are Scientists sono anche andati in tour), ma questo non basta a definire o a inglobare Brain Thrust Mastery in una specifica casella. Sarà per le liriche interessanti, o fuori di testa, dipende dai punti di vista (Chick Lit), o sarà per le vibrazioni che trasmettono (After Hours) o per le entrambe le cose (Let’s See It) ma il gruppo riesce ancora una volta a incuriosire e un po’, a sorprendere, anche se forse il disco suona un po’ troppo soft, un po’ troppo dimesso, tranne rare eccezioni. Non lo so: non sembra un disco da party, né un disco per correre, né un disco per andare in macchina, né un disco per fare l’amore, né un disco per caricarsi, né un disco con il quale interrogarsi sui grandi perché della vita... Mi sembra un disco da passeggiata, un disco che ti accompagna mentre cammini tranquillamente e pensi ai fatti tuoi, a volte con un passo più tranquillo, a volte con un passo più aggressivo. Ecco sì: ora vado a camminare e me lo ri-ascolto tutto. Poi magari lo ripongo nel cassetto, ma se dovessi scoprire qualcosa di nuovo, magari ve lo aggiungo... intanto io cammino, e mi porto Brain Thrust Mastery; vediamo che succede.
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