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La mattina dopo, di solito, si pensa di più. O forse, semplicemente, si pensa. La mattina dopo, comunque, si vedono le cose in modo diverso. Di questo ha parlato e parla anche parecchia musica. Penso ad esempio ai sins ed ai regrets dell’ultimo album dei Counting Crows “Saturday Nights And Sunday Mornings”, alla “Good Night Bad Morning” dei Kills o alla “Sunday” dei Bloc Party. Stamattina, è la classica mattina dopo. Ma del resto, se la settimana di lavoro comprende fra le altre cose la preparazione (e ovviamente le modifiche della sera prima) di duecento slide per una presentazione oppure una riunione con un personaggio in grado di dirti, dopo tre ore di calcoli da far fondere il cervello anche a Kasparov, “non la sto fissando in silenzio perché sono felice di avere ragione e di vederla in difficoltà”, è normale sfogarsi un po’ il venerdì sera. Ognuno a modo suo. Ora, però, a far compagnia agli inevitabili pensieri della mattina dopo, una bella sorpresa. “Catchy”, l’album d’esordio dei ferraresi Sportclub, non è niente male. Ed è perfetto per la situazione. Orecchiabile, mai invadente né pretenzioso, ben costruito sul continuo accostamento fra sonorità classiche (chitarra acustica, contrabbasso, fisarmonica, tromba) ed elementi elettronici. Il risultato è un lavoro che, pur contenendo molte piccole variazioni (dovute, soprattutto, all’intervento ora della tromba, ora dell’hammond, ora della fisarmonica, come, ad esempio, in “Yola”), si presenta comunque molto omogeneo e con un sound ben definito su cui si appoggia la voce (sempre rapida a varcare la soglia fra tristezza e solarità) di Enrico Negri. Notevole poi è la capacità di comporre ritornelli semplici e di rapidissima presa, come quelli di “Working For The Future”, “In The Sun” o “In Your Eyes”. Nel complesso, quindi, gli Sportclub sono un gruppo da seguire. I numerosi strumenti che utilizzano ed i computer gli offrono un amplissimo ventaglio di (anche nuove) opportunità. Sarà loro merito (o demerito) riuscire a sfruttarle a pieno, evolvendo anche il loro sound senza renderlo troppo standardizzato e senza rimanere ancorati solamente a quanto di buono fatto sinora. Un’ultima cosa. Il personaggio della riunione spaccacervello, alla fine, aveva torto. A mente più fresca, la mattina dopo, siamo riusciti a dimostrarlo. Ed è stato davvero un piacere chiamarlo, spiegarglielo ed ascoltare, dopo il mio del giorno prima, il suo silenzio.
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