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“Il suono lo-fi di noi che camminiamo persi in giorni oscuri”: è così che i Confusion Is Next, quattro promettenti ragazzi brianzoli cresciuti nel circuito underground e alternative, hanno presentato il loro nuovissimo lavoro, “Lost In Dark Days”, opera seconda dopo “Spread The Spirit”. In verità, la definizione appare riduttiva, fin dal primo ascolto: ci si accorge subito, infatti, che “Lost In Dark Days” è un disco eclettico, per certi aspetti persino geniale: nonostante la band sia molto giovane e non abbia avuto ancora l’opportunità di confrontarsi con palcoscenici importanti, la struttura e la tecnica dell’album rivelano infatti una maturità artistica non comune; il quartetto, inoltre, ha tratto ispirazione dalle fonti e dai generi più disparati, ed è riuscito a convogliare queste differenti influenze in un caleidoscopio di sensazioni: ora graffianti, poi sognanti, e poi ancora inquietanti. La prima parte del disco, che si apre con la trascinante “Furiously Indie”, vi catapulterà all’istante negli anni al fulmicotone del grunge: non solo grazie alla voce un po’ “casual” del cantante Matteo, che sicuramente ricorda il modo di cantare di Kurt Cobain; ma anche per quelle chitarre distorte e scapigliate che suggeriscono echi di Dinosaur Jr., e naturalmente di Sonic Youth, Nirvana e Mudhoney. Non a caso, il nome del gruppo viene da una canzone dei Sonic Youth: “Il caos è il futuro, poi viene la libertà, poi la confusione, e infine la verità”. Ma le molteplici suggestioni dell’album non finiscono qui: la seconda parte di “Lost In Dark Days”, oltre agli elementi noise e psichedelici, che sono la costante di tutto il disco, introduce una serie di influenze che spaziano dagli accordi più melodici e levigati di “Blue Roses Box Letters” alla matrice metal di “Spectrophobia”, e ancora dal tocco elettro-etnico di “The River” al dark mood di “Shooting At The Sun”. E poi, ci sono le liriche, anch’esse divise in due filoni: il primo vicino all’anarchia e alla musica concepita come forma di protesta, il secondo più interessante ed intimista, dai significati ermetici, nel filone, per capirci, di “Full Collapse” dei Thursday, o dei Cure. In questa “seconda anima” dei Confusion Is Next, lo ammettono loro stessi, è stata importante la loro provenienza: la forza straniante e spersonalizzante dell’hinterland milanese, a volte grigio e monotono, a volte violento, a cui l’artista cerca di sottrarsi trovando rifugio nella propria creatività. I Confusion Is Next ci sono riusciti benissimo, regalandoci un disco multicolore e mai monotono.
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