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Da Castellammare di Stabia (NA) arrivano i Systemania, gruppo attivo dal 1999 e formato dai due MC Sonny e Ra’ 124: i due - abbondantemente aiutati da diversi beatmaker quali DJ S.I.D., lo svedese K-Laz, Syko, O’ Nan’, DJ Fast e Blakesanders - curano anche la produzione delle strumentali che si presentano come una commistione di hip hop ed elettronica con una forte attitudine dance (in questo senso il titolo del disco, che cita l’omonima hit dance degli anni ’90, non potrebbe essere più esplicito). Obiettivo dei Systemania è chiaramente quello di descrivere una terra ed una società piena di problemi e contraddizioni senza usare toni cupi e drammatici: i loro testi e le loro musiche sono caratterizzati da una spinta vitale e reattiva che trae energia dallo spirito irriverente e festaiolo proprio della stessa realtà che descrivono. La napoletanità positiva e carica di voglia di vivere sovrasta nella loro musica i problemi ed i drammi che la loro terra vive: ciò, sia ben chiaro, non significa ignorare questi aspetti negativi ma impedire che gli stessi prevalgano su quelle che restano le connotazioni sane e positive di una terra e della sua gente. Se di problemi si parla è sempre ironicamente e su musiche dal ritmo prepotente che invita al ballo: la matrice hip hop viene spesso contaminata da ritmi caraibici come reggaeton, ragamuffin e dancehall. Questa commistione di sonorità rende l’album molto vario ma un po’ slegato. E’ soprattutto l’ascoltatore che deve riuscire ad orientarsi tra le diverse ispirazioni musicali qui presenti: alcuni gradiranno molto, altri meno. Accanto a pezzi molto energetici se ne trovano altri più calmi e riflessivi dove comunque il duo cerca di mantenere un’atmosfera ballabile e vivace. In alcuni casi qualche accento R&B/pop risulta eccessivo, specie in qualche ritornello. Obiettivo dell’ironia del gruppo sono tutti i luoghi comuni stantii riguardanti l’italianità, la napoletanità ed il vizio, comune a troppi artisti hip hop nostrani, di ricalcare pedissequamente i modelli americani: i testi, per metà in italiano e per metà in dialetto, trattano anche di sentimenti e rapporti umani ma sempre cercando di evitare la retorica che invariabilmente accompagna questi argomenti; da questo punto di vista è chiaro un’intento anticonformista che, se non propriamente satirico, si presenta come esplicitamente irriverente ed ironico. A parere di chi scrive i risultati più interessanti si hanno soprattutto quando viene raggiunto un buon equilibrio tra sonorità hip hop ed elementi ad esse estranei: i pezzi eccessivamente reggaeton o comunque troppo sbilanciati su di un genere od un altro sono decisamente più scontati musicalmente e lasciano un po’ il tempo che trovano. Da segnalare “HH”, “Mi scusi sig. Dinosauro”, “S.Y.S.T.E.M.A.N.I.A.”, “’A guerra re signuri”, “'E mamme se pigliano 'e creature e se n' 'e portano”, “Ale”, “Stanotte nun riesco a durmì” e “Thriller RMX”. Stupisce un brano come “Fever” che sembra preso direttamente da un disco dei Neptunes: ironizzare su chi copia gli americani comporta l’obbligo di non cadere nel medesimo errore. Tra gli ospiti al microfono il francese Vidda, lo svedese Vito Eme e lo spagnolo Mc Deux. “I Say Yeah” è disco che osa abbastanza e questo, di per sé, è un pregio. Sarebbe auspicabile un maggiore equilibrio tra le diverse anime di cui è composto ma forse in questo modo assomiglierebbe meno alla terra che racconta: Napoli è luogo di forti contraddizioni e di eccessi (o difetti) non sempre comprensibili; un disco perfetto non potrebbe mai rappresentarla appieno.
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