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“Vendetta privata” è il terzo album del rapper romano Metal Carter, membro dei Truceboys (con Noyz Narcos, Gel e Cole) e del ben più esteso Truceklan, crew che comprende diversi artisti uniti da una visione brutale e truce (appunto) della musica e dell’espressione in genere. Per chi non avesse seguito le puntate precedenti del serial ‘Metal Carter’ ricordiamo alcuni aspetti chiave riguardo a questo personaggio. Marco (suo vero nome) vive a Roma, quartiere Primavalle: non molto è dato sapere sulla sua persona tranne ciò che si può evincere dai suoi testi. Il ragazzo ha passato una buona metà della propria vita tra psicologi e psichiatri cercando di lenire disturbi mentali che l’hanno condannato per troppi anni a convivere con il proprio malessere interiore. Questo carico di sofferenza e dolore lo spinge a riversare nel suo rap tutto lo schifo che si porta dentro e tutta la rabbia per l’ingiustizia di dover subire un simile peso. Di pari passo va l’indignazione che prova per le ingiustizie della società malata che viviamo tutti: l’arroganza dei potenti e dei vincenti che schiaccia senza pietà i deboli e gli indifesi, l’ipocrisia della censura, la cultura dell’immagine fine a sé stessa. L’amore per la musica metal e per l’horror cinematografico lo porta a scegliere di esprimersi attraverso un immaginario gotico ed apocalittico fatto di allegorie ed iperboli del male che possano dare sollievo al dolore vero e purificare la propria anima dolente attraverso una violenta catarsi interiore. Metal Carter diventa così l’alter ego con cui Marco cerca di sputare fuori tutta la sua rabbia e di liberarsi dal peso del proprio dolore. In questo senso un suo disco ha il medesimo fine che può avere certo cinema horror che reagisce con la brutalità del sangue e della morte seriale ed ingiustificata ad una società che offre le stesse cose ma camuffandole da normalità (ad esempio certi film di John Carpenter, citato infatti esplicitamente dal Nostro). La connotazione allegorica e catartica del rap di Carter è spesso sottolineata dallo stesso rapper romano che dice esplicitamente “chi mi prende alla lettera è veramente indecente, più di noi”. La vendetta del titolo è quindi una vendetta simbolica contro la vita che toglie spesso ai più deboli e li schiaccia spietatamente. Questa introduzione sul personaggio Metal Carter è essenziale per capire la sua musica ed il suo modo di esprimersi: Carter si serve del rap come di una picozza o di un badile per scavare una fossa; strumenti rozzi e poco precisi ma dalla grande efficacia. E’ totale da parte sua il disinteresse per lo stile e la tecnica fine a sé stessa, elemento che lo porta ad essere un MC molto grezzo, a tratti quasi naïf: va da sé che il suo lavoro accolga consensi così come bocciature totali. Le metriche non sono eccezionali, le rime spesso semplici e poco ricercate: diciamo la verità, dal punto di vista squisitamente tecnico Carter lascia abbastanza a desiderare. Qui però vengono in gioco il suo forte messaggio di disgusto esistenziale e la forte tensione morale che sta alla base della sua rabbia reattiva. Chi abbia sofferto anche solo una volta di depressione, attacchi di panico o altri disturbi come manie ossessivo-compulsive non può non sentire, almeno un po’, Carter nello stomaco: non può perché riconosce nei suoi testi lo stesso orrore provato sulla propria pelle, nella propria testa. L’orrore del dolore puro e della schiavitù forzata ai farmaci: quando Carter dice “ho la riserva di pasticche per l’inverno” si riferisce molto probabilmente a farmaci che gli consentono di condurre una vita quasi normale, non certo alla pasticca da assumere prima di andare in discoteca. Non si scandalizzi quindi chi non apprezza Carter del fatto che ci siano persone che invece lo apprezzano e che addirittura ci si affezionano, proprio per il mix di difetti e pregi che lo contraddistingue. “Vendetta privata” è un disco già storico, in un certo senso: praticamente autoprodotto (sul lato della confezione compaiono solo il nome Metal Carter e la sigla TK del Truceklan, niente etichetta), distribuito solo ai concerti di Carter o, su richiesta online, via posta dalla Jointmonstersfarm. L’artwork di Scarful è già di per sé imperdibile: il suo tratto si fa sadico e crudelmente violento e non può non ricordare quello immortale delle copertine disegnate da Raymond Pettibon per l’etichetta Hardcore SST nei primi anni ’80... roba durissima come i Black Flag di Greg Ginn ed Henry Rollins. Confesso che ricevere a casa il CD dalla Jointmonsters mi ha dato un piacere simile a quello che provavo comprando un vinile raro o a tiratura limitata vent’anni fa. Da questi punti di vista questo CD è già un cult. Passando al disco vero e proprio, si nota subito l’assenza di Lou Chano dai credits di produzione: chi ha apprezzato “Cosa avete fatto a Metal Carter?” nel 2007 non può dimenticare quanto questo produttore avesse dato a quel disco con la sua musicofilia ed i suoi campioni ricercati... una base come era quella di “Truceboia” basta e avanza per far rimpiangere un beatmaker. C’è da dire però che i sostituti ed i produttori nuovi chiamati per il corredo sonoro di “Vendetta privata” fanno un ottimo lavoro: dal trucebanger ‘gobliniano’ di Syne con “Il suono del male”, agli ottimi Aliendee, Giordybeat, Santo Trafficante e C.U.N.S. fino ai beat coprodotti dallo stesso Carter insieme a DJ Kimo (DJ ufficiale dei Truceboys) la qualità è tenuta sempre ad un ottimo livello. Gli scratch, tutti curati da Camera (3FX), sono di primissima classe. Ospiti al microfono solo i 3 rimanenti Truceboys – da sottolineare la strofa fantastica di Noyz in “Trucedelirium” – e Santo Trafficante (sempre più convincente). Le sonorità sono più ortodossamente hip hop rispetto al disco precedente ma le atmosfere rimangono lugubri e scabrose: per mantenere la tensione psicotica vengono inseriti diversi dialoghi estratti da film controversi e, operazione interessante, vengono riproposti in due skit brani estratti da “Le canzoni delle carcerate” di Graziella Calì del 1975; il canto delle carcerate viene in entrambi i casi troncato brutalmente da un rumore sordo che fa pensare ad una scure o a qualcosa di altrettanto “delicato”. Per concludere, “Vendetta privata” è un ottimo disco di Metal Carter che verrà quindi apprezzato da chi apprezza Metal Carter e bocciato da tutti gli altri. Chi scrive apprezza eccome ma il voto finale non può non tenere conto delle lacune di Carter al microfono. Viva le lacune di Carter! Cazzo.
PER ACQUISTARE IL CD UTILIZZARE IL SEGUENTE LINK: www.myspace.com/jointmonstersfarm (e chiedere con il tasto ‘send message’ notizie su come ordinarlo)
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