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Chi non conosce i B52’s non conosce un pezzo importante, e divertente, della storia del rock. Nati nel 1976, i nostri sono l’altra band importante di Athens, Georgia. Il nome gli fu ispirato dalle acconciature a cupolona, sfoggiate dalle due componenti femminili della band, in voga negli anni 50, chiamate in Usa col nome dei bombardieri statunitensi della Seconda guerra mondiale. Una scelta non casuale: i B52’s intendono riportare nel rock il lato ludico presente nel r’n’r delle origini, anche se la loro musica non è per nulla nostalgica e si presenta come un’eccitante miscela di new wave, dance e surf music. Toccano l’apice del successo con “Love Shack”, nel 1989. Non si sciolgono, ma entrano in pausa nel 1994, dopo aver interpretato il ruolo della party band in “The Flintstones”. Fine della lezione. Ora tornano con questo nuovo “Funplex”, un titolo, un programma, prodotto da Steve Osborne, l’uomo che già seppe dare una rispolverata al sound dei New Order in “Get Ready” (2001). L’operazione riesce abbastanza, e il disco non è per niente male: non suona datato, e non è un tradimento dello stile compositivo dei B52’s per inseguire improbabili giovanilismi. Ragion per cui è insieme paradossalmente inattuale eppure credibile. Il difetto semmai sta nel fatto che la sua indubbia piacevolezza non spinge al riascolto compulsivo. È una cosa piacevole, se c’è. Ma se non c’è non se ne sente la mancanza. Chissà, forse perché ormai quei tempi eroici sono così lontani, forse perché non sono uno che indulge in passatismi, forse perché pezzi bomba come “Love Shack” non ce ne sono. Tutti gradevoli, sia chiaro, con un’inaspettata punta di diamante in “Juliet Of The Spirits”, che, essendo ispirato all’omonimo film di Fellini, prima dell’ascolto era un pezzo che temevo mi avrebbe sicuramente deluso, dato il profluvio di luoghi comuni di cui gli americani abbondano quando si parla del regista riminese. E che paventavo tracimasse nella composizione musicale. Invece no. E bravi B52’s: m’avete sorpreso proprio dove credevo cadeste. Segno che la capacità di sferrare la zampata vincente ancora non l’hanno perduta, nonostante la cinquantina superavanzata (e in un caso, la sessantina appena toccata). Che poi, basta guardarli sulla copertina: molto più in forma di tante altre bands new wave di fresca reunion: ma dico, avete visto i Violent Femmes? Che sfacelo fisico? Invece, per i B52’s sembra valere quello che diceva qualcun altro: un corpo, un’anima. Tra le rentrée d’antan, senz’altro la migliore.
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