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Marracash
Marracash
2008
Universal
di Michele Cavagna
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Giugno 2008, Venerdì 13... per il cinema e gli scaramantici un giorno terribile; per chi segue il rap in Italia un giorno sublime: escono l’attesissimo debutto omonimo di Marracash ed il secondo album solista (doppio!) di un personaggio cult come Dargen D’Amico...alla faccia della sfiga!! L’album di Marracash corona un’attesa proporzionale alle visualizzazioni del suo MySpace (700.000!): il principe di Barona - dopo la parentesi “Roccia Music” del 2005 - arriva finalmente al disco d’esordio e lo fa nientemeno che per la Universal... quando si dice “entrare dalla porta principale”. Il pubblico della rete lo ha reso un fenomeno ancora prima dell’uscita di questo disco e, se ciò ha rappresentato un privilegio, nascondeva anche più di un’insidia: l’aspettativa dei fan era alle stelle e una prova opaca avrebbe rappresentato una delusione più che bruciante. Il singolo che ne anticipava l’uscita ha “tirato la volata” all’album in maniera eccezionale. Inutile lamentarsi di quanto abbiamo dovuto ascoltare “Badabum Cha Cha”: il pezzo si è imposto per indubbie qualità e non è certo la sovraesposizione che ha avuto a sminuirlo, anzi. Già da quel pezzo era possibile apprezzare le sonorità orientali e tribali che caratterizzano parecchie tracce di questo lavoro: soprattutto le produzioni di Deleterio – che lavora spesso a stretto contatto con Marra – denotano uno spiccato gusto per una percussività accentuata e per atmosfere tribaleggianti. C’è qualcosa del genere anche in qualche base di Don Joe ma in maniera meno marcata. I due produttori si dividono i credits di produzione in modo quasi equivalente – Del produce qualche traccia in più – e garantiscono alle strumentali di “Marracash” una varietà ed una qualità decisamente elevate. Marra dichiara di muoversi tra pezzi sofferti e drammatici ed altri invece più ritmati ed energici: è uno straordinario storyteller ma anche un MC che sa dare spettacolo con ottima tecnica e tricks di primo livello; la diversità delle produzioni qui presenti è l’ideale per permettergli di dar prova al meglio delle sue qualità. “Tutto questo”, che apre la tracklist, è un raro caso di pezzo autocelebrativo non pacchiano e fuori luogo ma costruito su ottime liriche anche abbastanza intricate (non tutto suona comprensibilissimo ed è meglio avere i testi sotto mano). “Badabum Cha Cha” ormai la conoscono anche i muri ma resta un’ottima intuizione sia a livello percussivo che di arrangiamento (le sirene dancehall ci stanno ‘a pennello’: speriamo solo che adesso non comincino ad usarle tutti!). “Dritto al punto” è un altro pezzo autocelebrativo ma l’egotrip non suona mai fine a sé stesso e rimane ‘ingabbiato’ nella ritmica serrata di Del. “Chiedi alla polvere 2008”, benché già conosciuta, è sicuramente uno dei pezzi migliori del disco: Don Joe opera un’efficace rilettura della base che non fa rimpiangere quella già sentita ed il testo si conferma un mezzo capolavoro. “La danza della pioggia” presenta tre differenti punti di vista: in tre strofe un operaio, uno spacciatore ed un rapper sono alle prese in modi diversi con la questione denaro; grandissima base di Del che mischia sonorità mediorientali ad un tipico canto degli indiani d’America. “Solo io e te” - il pezzo preferito da Marracash - presenta l’amarezza per una storia intensa ma ormai finita su base drammatica e malinconica di Don Joe: le vocine ‘pitchate’ del ritornello sono un suo marchio di fabbrica ma la sensazione è che non possano essere abusate ancora a lungo. “Fattore Wow” presenta un ottimo beat caciarone del Don che fa muovere anche i sassi: su queste ‘montagne russe’ troviamo i featuring di J-Ax – sui suoi livelli – e Guè Pequeno – che sta attraversando una fase decisamente zarra: tecnicamente ineccepibile, però ‘egotripposo’ fino al midollo... ormai i “rimo da quando” si sprecano! “Quello che deve arrivare” presenta i featuring di Vincenzo da via Anfossi e Jake La Furia sopra ad un altro beat del Don: ritmo un po’ ciondolante ma carico di synth che gli restituiscono grinta. “Triste ma vero”, prodotta da Del, è tutta costruita su di una nenia mediorientaleggiante che ospita al meglio le liriche crude e vere dei Co’Sang e di Marra: purtroppo il ritornello riprende, con la cantilena “triste ma vero frà”, la melodia della strofa e ne risulta appesantito in maniera drammatica... peccato perché l’occasione era ghiotta. “Bastavano le briciole” è già un classico: su un’ottima base emozionale di Joe, Marra parla di sè e di come è stato crescere con la propria famiglia... il pezzo è bellissimo e già grida “singolo!!”. “Estate in città” – coprodotta da Joe e Del – strizza l’occhio al dirty south e presenta anche un flow a tratti rapido in stile Bone Thugs & Armony: nonostante il vocoder un po’ farfallone del ritornello è un pezzo abbastanza triste e rassegnato (Agosto a Milano è, di fatto, una dura prova). “Sì sì con la testa” è un pezzo lento e caracollante di Del dove Marra prende per il culo in maniera esilarante i chiacchieroni di ogni genere. “L’ultima settimana” è come un film drammatico: il beat malinconico di Del incornicia al meglio le bellissime liriche di Marracash che raccontano di come amore, vita e soldi a volte si intreccino in maniera mortale. “Fatti un giro nel quartiere” è un tributo agli Articolo 31 dell’amico J-Ax e parla della dura realtà periferica dei quartieri difficili su base minacciosa di Del. “Trappole” chiude la tracklist con un beat riflessivo ma discretamente percussivo di Deleterio che piazza anche un grandissimo sax che nobilita alla grande il finale del disco. “Marracash” è sicuramente un gran bel prodotto, non perfetto ma tutto sommato all’altezza di quelle che erano le aspettative dei fan. Rappresenta forse il primo caso di hip hop su major che conserva le proprie caratteristiche underground ma riesce a fonderle ad una capacità comunicativa e poetica non lontana da quella di certo cantautorato nobile italiano: Marra è davvero un ottimo narratore e molte sono le parti di testo che meriterebbero una sottolineatura. La speranza è che sempre più gente prenda familiarità con questo suono: da questo punto di vista un disco come “Marracash” potrebbe costituire uno snodo importante per il rap e la musica hip hop nel nostro paese... o almeno lo vogliamo sperare.
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11/07/2008 -
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