|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Vampire Weekend
Vampire Weekend
2008
XL
di Marco Jeannin
|
|
Parlare di un disco d’esordio è come camminare su un terreno minato. E’ rischioso perché, oltre alla critica legata all’album, bisogna dotarsi di una certa lungimiranza e capacità di prevedere il futuro della band, per non essere quello che “li aveva stroncati e poi…”. Nel caso dei Vampire Weekend e di questo loro disco d’esordio il problema è diametralmente opposto. Già perché il disco suona davvero bene e per quanto mi riguarda, lo inserisco a buon titolo tra le sorprese di quest’anno. Una nuova miscela indie targata New York, ma che di newyorkese ha poco, pochissimo. Ritmi esotici e africaneggianti che trasformano i pezzi in vere chicche più che ballabili e assolutamente divertenti. Tracce minimaliste e di una semplicità a tratti disarmante, che superano i 4 minuti in due casi su 11. E’ anche vero che di pasticci barocchi siamo pieni e che alla semplicità si arriva dopo un percorso tortuoso. Se quindi questi quattro americani capitanati dal chitarrista e vocalist Ezra Koenig, siano stati benedetti da qualche divinità particolare io non lo so. Quel che è certo è che per scrivere pezzi come Oxford Comma, ironicamente intellettualoide, o Mansard Roof (track d’apertura), bisogna essere veramente in stato di grazia. La ventata di novità in questo cielo plumbeo del 2008 prosegue con A-Punk, una sorta di singolo danzereccio rivisto in chiave afro-minimal caraibica, con arrangiamenti che ricordano quei Cure che una volta sorridevano. Cape Code Kwassa Kwassa, già dal titolo rimanda a danze congolesi, ma si mette a citare Peter Gabriel nel testo come punto di riferimento. Ora però bisogna solo sperare che il dopo scuola universitario che ha partorito questi piccoli fenomeni non si esaurisca in un colpo solo. Le 11 tracce sono da bere tutte d’un fiato, mischiano bonghi e flauti ad arrangiamenti con archi e percussioni, rivisitando il concetto di indie-pop spruzzandolo di world-beat. Evidentemente New York concede ai suoi abitanti la possibilità di un’influenza globale sotto ogni punto di vista, cosa che qui da noi non è pensabile. Le istruzioni per l’uso di un album come questo prevedono una spiaggia a portata di mano, finestrini abbassati e una meta da raggiungere purchè vi picchi il sole. Decisamente strano per dei vampiri.
|
|
21/07/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|