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Mahogany Frog
Do5
2008
Moonjune Records/Ird
di Claudio Biffi
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Lasciate stare ogni idea di gruppo modaiolo e concentratevi sul flusso sonoro, perché è di quello che vi daremo il resoconto, per farvi capire che c’è ancora chi ama vivere per la qualità, disdegna le copertine patinate dei giornali cosiddetti specializzati ma macina chilometri di strada per suonare in giro per il mondo convinto di poter cambiare il comune sentire di chi ascolta la musica. “Do5” è il quinto album in studio di questa band canadese che per definizione si colloca nel genere jazz-rock psichedelico ma che ama essenzialmente la sperimentazione e ci sono voluti sette mesi tra il 2006 e il 2007 per portare a compimento l’opera con l’utilizzo di un metodo in qualche modo familiare alla band ma anomalo per le attuali tecniche di registrazione in quanto utilizzato solo per le tipologie corali o acustiche. Il risultato è un suono compatto che coinvolge tutti gli strumenti che caratterizzano il suono del gruppo: synth, chitarre distorte e percussioni elettroniche si mescolano come in un caleidoscopio ed escono da un tubo metallico esplodendo all’unisono ed investendo al massimo della potenza chi vi si trova davanti. Avanguardia prog con influenze jazz e uno smodato utilizzo delle tastiere con la riscoperta del “moog” omnipresente nei nove brani del cd. Per gli amanti del settore ci si può divertire a trovare elementi in comune con i maestri dell’epoca seventies, non ve li elenco ma vi invito a scoprirli all’interno delle suite più corpose presenti in DO5: “T-Tigers and Toasters” (11.11), “Lady X oc & Shield Jaguar” (8.54) e “Loveset” (6.24). Non è un concept album, ma il percorso seguito dai Mahogany Frog è volutamente sperimentale alla ricerca della “quadra”, un po’ cubo di Rubik dalle mille facce mischiate ma che faticosamente arriva alla soluzione del colore compatto. Nell’articolarsi dei brani si susseguono lunghe riflessioni strumentali improvvisamente sovvertite da un cambio di ritmo nella migliore tradizione progressive in cui si esaltano i virtuosismi dei musicisti, mai fini a se stessi ma inseriti in un contesto studiato e mai scontato. Risultato finale: un album potente ed esplosivo che porta al limite la potenza degli strumenti usati e che ci permette di viaggiare lungo un ininterrotto flusso di trovate musicali.
P.S. La copertina è una vera gemma: un mega amplificatore a valvole a forma di tostapane che come un vulcano erutta due enormi tastiere in un vortice di fuoco. Penso che nella versione in vinile l’avrei comprato a scatola chiusa. Bei tempi!!
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24/09/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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