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Sono passati un po’ di anni da "Smile", quell’album che fece ammattire Brian Wilson quaranta e passa anni fa, e che vide la luce nel 2004 dopo essere stato per decenni l’album più misterioso e desiderato della pop music. Qualcosa è cambiato anche per Wilson, che ora se ne sta tranquillo sotto quel sole “vecchio e fortunato” della California e se la gode, per quel che può. Le atmosfere sono serene e rilassate, sin dalla title-track che apre il disco. Una canzone che è stata scritta una vita fa da Gillespie, cantata anche da Louis Armstrong, ma suona frizzantina anche nel 2008, come intro di questo disco. Sembra di essere tornati durante gli anni del surf, della California e delle belle donzelle ad aspettarti sulla spiaggia. Un disco vecchio e nuovo, per questo eterno, che raccoglie forse tutto quello che di buono ha realizzato Wilson nella sua carriera iniziata agli inizi degli anni Sessanta. Che dire. Ci sono parecchie belle cose in "That Lucky Old Sun". Il sole, innanzitutto. La California, poi. Canzoni molto brevi, tutte legate tra loro, in questo che è un concept album a tutti gli effetti, sulla California e su Los Angeles. Si sorride e si muove la testa a tempo, e si passa attraverso la mattutina e solare "Morning Beat", con quell’organo che apre il brano e i coretti che accompagnano il cantato di Wilson. È come aprire una finestra sul mondo, alle 8 di mattina, e trovare gli uccellini sul ramo di fronte che cinguettano e ti rendono felici. A legare le canzoni, intermezzi musicali, parlati e cantati. "Good Kind Of Love" è l’amore che sboccia, a mezzogiorno. Un piccolo trionfo di sensazioni ed emozioni. Torna il surf, con "Forever My Surfer Girl". Si ripiomba nel passato, non è certo un male. Altri episodi da ricordare sono "Live Let Live", ondeggiante e morbida, e "California Role", fresca e leggera come la brezza marina di giugno. E anche quando il ritmo si fa più sostenuto ed energico, come in "Going Home", il risultato è coinvolgente (grazie anche all’armonica finale, wow!) I molti “narrative” legano i vari capitoli di questa bella storia, fino alla sognante "Midnight’s Another Day" e alla rilassante "Southern California". La California. Come non sentirla, in questo disco. Un disco che dice a chiare lettere che Brian Wilson è in forma, continua a fare ottima musica. Riesce a rispecchiarsi in quegli splendidi Sixties che lo videro tra i compositori più amati, e sa riportare la lezione di allora ai nostri giorni. A 66 anni, con ancora qualcosa da dire. Non tanto, ma qualcosina. Insomma, non è certo poco.
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