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Brett Anderson
Wilderness
2008
V2
di Andrea Belcastro
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Per Brett Anderson i gloriosi tempi dei Suede sono davvero finiti, e non potrebbero essere più distanti di così. Se la band inglese, negli anni ’90 condivideva successo ed onorificenze con Blur e Oasis attraverso uno smaliziato, inaspettato e, spesso, emozionante brit glam pop capace di fruttare una dozzina di grandissimi singoli la cui influenza sul contemporaneo indie pop è probabilmente non quantificabile, oggi Anderson, leader e cantante di quella fortunata band, è un musicista e un uomo diverso. Liberatosi dal fardello di questo pesante peso sulle spalle, da un paio di anni a questa parte ha deciso di seguire una nuova via artistico-musicale. Abbandonate le sonorità bowiane e giovanili, che lo avevano reso icona dello scorso decennio, ne ha accolte di nuove, caratterizzate da temi maggiormente maturi ed arrangiamenti che tendono coraggiosamente verso un respiro classico e raffinato.
"Wilderness", che giunge nei negozi appena un anno dopo il suo controverso predecessore (legato ancora ad una concezione suediana del pop e capace di regalare un po’ di belle canzoni) e tre interessanti live pubblicati in edizione limitata, è composto da una manciata di canzoni intimistiche che si distinguono per le delicate interpretazioni vocali di Brett e per gli arrangiamenti fortemente improntati sul pianoforte cui si intrecciano di volta in volta delicati arpeggi acustici e dolenti violini ed archi vari. Purtroppo le buone intenzioni non sono però suffragate da melodie e composizioni degne della fama di Anderson. Anzi ci troviamo di fronte a canzoni spesso piatte ed inconsistenti persino nei testi, i quali risultano a volte noiosi se non pedanti, effetto provocato a lungo andare anche dagli stessi arrangiamenti che sono eccessivamente monotoni. La mancanza di una spalla in sede di composizione e arrangiamento (un tempo rappresentati da Bernard Butler prima e Richard Oakes dopo) capace di limare ed impreziosire canzoni dalle potenzialità forse valide, anche se in questo caso sicuramente ben nascoste, si sente molto. Dalla caduta libera di Brett Anderson e del suo nuovo album si salvano probabilmente solo due brani, l’iniziale “A Different Place” (che quantomeno ha il “merito” di anticipare tutto ciò che si può ritrovare nel resto del lavoro) e il primo singolo “Back To You” nel quale il supporto della bella voce di Emmanuelle Seigner (attrice e modella francese, moglie del regista Roman Polansky) e di un gradevole arpeggio pianistico sono finalmente funzionali ad una melodia quasi degna del repertorio storico. Ed a proposito di quest’ultimo, non sarà forse un caso che durante i suoi concerti pare che le uniche emozioni sopraggiungano solamente in occasione delle esecuzioni di tali classici.
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03/10/2008 -
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