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Una voce roca e nasale danza su chitarre acustiche e percussioni accennate, allineandosi sugli accattivanti ghirighori di un violino trascinante. Questo l’incipit di “Animal”, secondo brano di “Loko”, opera di Steve Tallis And The Holy Ghosts. Qualcuno potrà odiarmi per ciò che sto per dire ma, la terza traccia, “Papa Loko”, ha qualcosa di orientale e vagamente pinkfloydiano sulla falsa riga di “Set The Controls For The Heart Of The Sun”. L’intero lavoro è pervaso da una forte impronta blues, sporcata da strutture arabeggianti tanto amate dagli Zeppelin acustici del terzo album, “For God’s Sake”. Le sei corde acustiche accentano le ritmiche messe al servizio di violini sognanti. Non posso negare che, nonostante il cd sia interamente acustico e duri ben oltre i settantuno minuti, questa opera contenga qualcosa di magnetico, spesso inafferrabile, che ti costringe a tendere le orecchie ad ogni brano. La voce di Steve vibra adattandosi alle strutture disegnate dalle percussioni, all’armonica acida e al banjo di “My Hands On Fire”, irresistibile brano in linea con le atmosfere di “Mule Variations” di Tom Waits. Se tutto il disco viaggiasse su questi toni si potrebbe urlare al miracolo ma, raramente, si assiste a fenomeni del genere. Qualche episodio meno ispirato colpisce “Loko”, vedi la prevedibile “Coward Howard” e la monotematica “Prayer Wheel”, ma questo non sminuisce di sicuro il valore dell’intera opera. La successiva “Kama” piacerebbe, per la sua ossessività ritmica e la leggiadra armonica, al compianto Bo Diddley. Non passa inosservato l’omaggio(o plagio?) di “Out Of Control”, quasi identica a “Not Fade Away” degli Stones. I due successivi brani, “From Disease” gioiello enigmatico e assolutamente magico, e “My Coscience Is Clear” ballata alla Dylan giocata sulle policromatiche danze del violino, sono veri e propri highlights.
Eclettico, oscuro, non facilmente incasellabile, l’australiano Tallis mette tanta carne al fuoco da risultare quasi invadente, ma è una sensazione che svanisce presto quando si dedica la propria attenzione ai gioielli incastonati in “Loko”. Dimenticavo, il disco è stato registrato in sole cinque ore, vi serve altro? A voi non rimane che recuperare il disco, la mia è un’ingiunzione, non un consiglio!!
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