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Spiritualized
Songs In A&E
2008
Sanctuary
di Benedetta Palombi
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Pochi musicisti hanno saputo far proprio quel mix peculiare di euforia e panico esistenziale come l’ex Spacemen 3 Jason Pierce. Sul credo “taking drugs to make music to take drugs to” ha costruito la sua carriera. Ora, a cinque anni da “Amazing Grace” e dopo la sua lunga malattia, Pierce ritorna sulle scene con “Songs In A&E”, il sesto album in studio il cui titolo, non a caso, sta per Accident & Emergency, (sinonimo di Emergency Room), luogo dove il frontman ha trascorso momenti bui sospeso tra la vita e la morte. "Songs In A&E" è un lavoro molto introspettivo con un’intensa carica emotiva. Anche se la polmonite che ha colpito Pierce qualche anno fa si fa sentire nelle sonorità cupe, non è un concept album sulla sua malattia. “Songs In A&E” è il miglior lavoro di Pierce dai tempi del bellissimo “Ladies And Gentlemen We Are Floating In Space” e senza dubbio il più intimo. Il suo lirismo è costantemente pervaso dall’amore, dalla perdita e dall’alienazione. Musicalmente rimane molto legato alle influenze degli inizi con gli Spacemen 3, unito ad un recente interesse per il blues americano. Il sound psichedelico si unisce al gospel, al soul, al blues, al country su cui si innestano chitarre distorte e ballate dolci, il tutto sempre splendidamente malinconico. Le diciotto canzoni sono interrotte da "Harmonies 1-2-3-4-5-6", brevi tracce strumentali che costituiscono gli elementi più riusciti, il che è sorprendente se si considera la loro fugace presenza nel disco. “Baby I’m Just A Fool” è uno dei momenti migliori dell’album e un esempio del passato che incontra il presente. "Don’t Hold Me Close", una semplice ballata piena di dolci sfumature. "Goodnight Goodnight" è una ninnananna nostalgica in cui la chitarra acustica accompagna la vibrante voce di Pierce che ripete ossessivamente "Funeral home, funeral home". E' paradossale che in un disco che finisce con queste parole ci sia molta positività, eppure è così. Tutte le canzoni di “Songs In A&E” trasudano un ottimismo velato di inquietudine: dal freak-blues di “I Gotta Fire” e “Yeah Yeah” al gospel di “Soul On Fire”, una delle canzoni più emozionanti che Pierce abbia mai scritto. Il suo lirismo estremo riassume in sé l’essenza del disco. La morte non è mai stata così viva.
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08/09/2008 -
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