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Travis
Ode To J. Smith
2008
Red Telephone Box
di Andrea Belcastro
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A sorpresa, dopo il non completamente soddisfacente The Boy With No Name (uscito solo un anno fa), i Travis si ripresentano con un instant album. Ode To J. Smith è infatti un disco concepito e registrato in un lasso di tempo relativamente breve, soprattutto considerate le usanze dei nostri tempi ed il fatto che la band scozzese sia giunta, con questo, al sesto album in studio. Il nuovo materiale è stato testato lo scorso febbraio in un brevissimo tour nei club inglesi, dopodichè il gruppo ha inciso il tutto in maniera rapidissima in appena due settimane.
Il risultato che si ha sotto mano, sono 11 brani molto semplici negli arrangiamenti (incentrati perlopiù sulle chitarre) e caratterizzati da melodie orecchiabili ma non esattamente esaltanti. Infatti se il disco precedente poteva perlomeno vantare la presenza di almeno una mezza dozzina di pezzi validissimi, e comunque una ricerca sonora variegata e stuzzicante (grazie al supporto all’epoca di Godrich e Brian Eno). Qui di contro le canzoni sembrano approssimative e poco ispirate, per quanto suonino pulitissime e quasi frizzanti. Caratteristiche a volte fondamentali, ma solo se funzionali a delle idee valide, in questo caso tristemente latenti. Il primo singolo “Something Anything” strizza l’occhio all’indie rock più recente, con un bel riff sporco e un ritornello efficace. Ma chi era abituato alle vette raggiunte dal gruppo anche nel recente passato, non può che rimanerne piuttosto deluso. Soprattutto se ascolta il patetico scopiazzamento di “Sing”(ascoltate il banjo) operato in fase di arrangiamento del pur discreto brano “Last Words”. Gli altri unici momenti interessanti sono rappresentati da “Long Way Down” e “Broken Mirror”, con quest’ultima che vince la (ambita?) palma di miglior brano del disco con una atmosfera soffusa e una cura nella scrittura finalmente interessante. Per essere ancora cattivi, si potrebbe analizzare il modo di cantare di Fran Healy che si sta avvicinando pericolosamente ai peggiori momenti afoni di Bono Vox. Ma per stavolta lasciamo passare. Rimandati.
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29/10/2008 -
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