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Aldo Romano (1941) e' come il vino buono, nel senso che più passano gli anni e più gustoso è il sapore della sua musica, che non invecchia ma genera profumi nuovi, che non si ossida nel cliché ma fa scoprire altri colori, che non assume odori stantii, ma continua a respirare, dando vita a sconosciute fragranze sonore. Certo, per fare un buon vino, c’è bisogno di uva buona, e qui Romano sceglie con cura i suoi grappoli, mischiando quello rosso, scuro e deciso di Henri Texier a quello giovane e già maturo di Mauro Negri, il più saporito per me, con quello appena cresciuto, bianco e fresco di Geraldine Laurent. Il tutto versato in un disco poroso e di pregio, che ha il gusto forte e marcato di una dichiarazione d’intenti:Just Jazz.“Cité Soleil” che apre il disco, presenta il quartetto in perfetta armonia, con Romano che fa respirare il tempo con l’eleganza asciutta e necessaria dei piatti e il contrabbasso che delinea lo spazio con un’elasticità ritardata. L’alternanza delle voci alle ance, diverse eppure dialoganti, costruisce la traccia attraverso un nuovo linguaggio, colora il disco di una forma poetica morbida, appena sbocciata. L’ultima traccia è un rag di Scott Joplin del 1899, che non e' stata incisa per porre fine al disco, ma è li per chiudere il cerchio, JUST JAZZ, appunto. Due tracce che da sole valgono l’acquisto. In mezzo l’Hard Bop di “Chick Webb”, il free ironico di “Libero!!”, l’amorevole “Black and Blue” e “Township”, omaggio al Jazz sudafricano ed alle sonorità ruggenti. Un disco a forte gradazione jazzistica.
(pubblicato per gentile concessione di jazzfromitaly.splinder.com)
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