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Unwed Sailor
Little Wars
2008
Burnt Toast Vinyl
di Sara Bracco
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C'è chi dice che il post-rock ha già dato la meglio a seguito delle ultime uscite dei Tortoise, chi l'ha iconizzato nei Mogwai, Slint Godspeed You Black Emperor e chi più ne ha più ne metta, per poi sancirne la fine; e poi c'è chi ancora crede in una rivoluzione sostanziale di un rock in continua crescita. Staremo a vedere! Qualunque cosa sia, qualunque sia la verità, lasciamo per una volta da parte questi pregiudizi da critica musicale dura e pura che ormai sanno di datato e perchè no, lasciamoci immortalare dalle dilatanti neo-rivisitazioni di quel sano post-rock da catalogo pregustandoci questa riuscita "Little Wars" degli Unwed Sailor. Non siamo nei primi anni '90 ma alla fine, esattamente nel 1998 in America, per essere precisi a Seattle, ed è qui che nasce il progetto Unwed Sailor, guidato da Johnathon Ford, dalla mutevole formazione e domicilio (tra Chicago, New York, Jackson per poi tornare a Seattle) con una dozzina e più tra tour negli Stati Uniti ed Europa. Un esordio discografico che risale al 1999, alcune colonne sonore per i corti del registra Chris Bennet e una presenza sia scenica che sonora che si è consolidata con l'esperienza e il tempo, che abbandona il legame con la forma canzone per concedersi al suono, un suono in continua mutazione dalla struttura cinematografica alla radice puramente strumentale che solca la strada a sperimentazioni più ambient per poi concedersi tra le melodiche energiche linee della neo uscita "Little Wars". Post-rock strumentale in nove tracce che non teme confronti, che a tratti pecca di richiami stilistici, se vogliamo proprio trovarci un qualcosa da ridire, per il resto facilmente vi imbatterete in un concept convincente e dal sapore decisamente più rock. Tracce che abbandonano l'austero format di 10-12 minuti, che non fanno a meno delle sperimentazioni ma ne calibrano gli interventi strumentali consolidandone i confini a tratti ritagliando forme canzoni intorno alle dilatanti imponenti linee di un basso "Copper Islands", ai loop incalzanti di una batteria "Little Wars" che intreccia dialoghi consistenti con una chitarra solista "The Garden" o con l'imponente personalità di un basso "Aurora". Evidenti derive rock che si assaporano a pieno nei fermenti elettrici di "Echo Roads" per poi placarsi nei delicati arpeggi di "Nauvoo" o nelle sintetiche linee di fondo di "Lonely Bulls". Un disco che ,nonostante paghi il pegno con un "Genere" dalla cosiddetta familiarità, dice la sua e immancabilmente lascia un segno tanto piacevole quanto personale a confermare ancora una volta che il post-rock non è solo una semplice e stra-consumata inclinazione.
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28/11/2008 -
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