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Tempo (quasi) di Natale, tempo di strenne. E tra le tante megaraccolte già uscite o in via di pubblicazione, oltremodo stuzzicante è senza dubbio questa che racchiude in tre CD il meglio di Burt Bacharach. In breve: uno tra i più talentuosi compositori di tutta la storia del pop. Esistono già numerose raccolte di Bacharach in circolazione, e sono talmente tante che è facile prendere delle fregature: alcuni “best of” sono solo strumentali, altri includono delle contemporanee quanto inconsistenti riletture, e altri ancora forniscono un’idea solo parziale dei cinque decenni (dai primi anni ’60 ad oggi) in cui Bacharach ha operato - quasi sempre con enorme successo. Con questa “Magic Moments”, ottimamente curata dalla “solita” Rhino Records, si può invece – finalmente – andare sul sicuro: “quasi” sempre le versioni qui incluse sono quelle storicamente rilevanti, quelle che bisogna necessariamente conoscere per avere un quadro chiaro della grandezza del songwriter di Kansas City. “Definitiva”? Forse no, ma per la prima volta ci si va molto vicino.
Per vari motivi – le soavi orchestrazioni, l’immediata orecchiabilità della maggior parte dei brani – le sue canzoni sono solitamente etichettate sotto la dicitura “easy listening”, ma in realtà – va sottolineato – Bacharach, pur appartenendo al mondo “pre-Beatles” della cosiddetta “scuola del Brill Building”, ha avuto un potente impatto anche sulla posteriore scena rockettara, come testimoniano la cover proprio dei Fab Four di “Baby It’s You”, quella dei Love di “My Little Red Book”, “Trains And Boats And Planes” cantata da Alex Chilton con la sua prima band The Box Tops, e la recentissima “I Just Don’t Know What To Do With Myself” dei White Stripes. Di queste quattro versioni, purtroppo, su “Magic Moments” non vi è traccia – ma tutte le altre scelte (dalla miriade di cover esistenti) rasentano la perfezione. Nei dischi 1 e 2, in particolare – quelli dei “classici” – è difficile ravvisare un passo falso. C’è il primo vero hit della coppia Bacharach- David (ove come noto Hal David fu per lungo tempo l’autore dei testi), quella “The Story Of My Life” che fu portata al successo da Marty Robbins; ci sono tutti gli originali di Dionne Warwick riportati alla luce, in tempi recenti, con il film “Il matrimonio del mio miglior amico”; non mancano “Baby It’s You”, qui nella prima esecuzione che ne dettero le Shirelles, e “I Say A Little Prayer” nella versione imbattibile della divina Aretha Franklin; e c’è tutta una pletora di brani che tutti conoscono a meno di essere vissuti in cima a un albero per l’ultimo mezzo secolo (“Raindrops Keep Falling On My Head”, “There’s Always Something There To Remind Me”, “The Man Who Shot Liberty Valance”, “Anyday Now”, eccetera eccetera eccetera). Piace anche che la Rhino abbia scelto di inserire “Windows Of The World” nell'intensa trasposizione di Bobby Gentry piuttosto che – come in altre antologie – in quella più recente e più nota dei Pretenders; le uniche vere lagnanze riguardano “My Little Red Book”, qui nella versione di Manfred Mann piuttosto che nella radicale rilettura dei Love di Arthur Lee, e “Land Of Make Believe”, di cui viene presentato l’originale di Ben E.King in luogo della superiore interpretazione di Dusty Springfield. Tanto, per ovviare basterà procurarsi “Love” (1967), primo album del quintetto di Arthur Lee, e “Dusty In Memphis” (1969) della Springfield, i due (facilmente reperibili) album che includono le due cover in questione.
Naturalmente con il CD3, incentrato sul periodo 1980-2008, calano intensità e interesse. L’ascolto diventa talora fin troppo “easy” – come testimoniano le celeberrime “That’s What Friends Are For” di Dionne Warwick & Friends e “Arthur’s Theme” di Christopher Cross – e le poche perle riguardano le recenti collaborazioni di Bacharach con Elvis Costello (“Who Are These People”) e Rufus Wainwright (“Go Ask Shakespeare”).
Ma in generale, “Magic Moments: The Definitive Burt Bacharach Collection” svolge a meraviglia il suo compito, che è quello di soppiantare e aggiornare l’unica raccolta di Bacharach in circolazione fino ad oggi paragonabile: il doppio “The Definitive Burt Bacharach Collection” del 2005 (che peraltro includeva versioni palesemente inferiori di “Walk On By” e “Windows Of The World”). Regalatelo e/o fatevelo regalare, quando verrà la stagione in cui siamo tutti più buoni.
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