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Quando ce lo siamo trovati di fronte, a inizio anno, non prometteva niente di buono. Il nome del gruppo, innanzitutto. MGMT come contrazione di ManaGeMenT?? Proprio non era possibile inventarsi qualcosa di meglio? E poi quella foto di copertina in cui Andrew Vanwyngarden e Ben Goldwasser sembravano un incrocio tra due Pirati dei Caraibi e gli hippies che infestarono le placide colline di Woodstock intorno al 1969... Insomma, non c’era nulla che facesse presagire che “Oracular Spectacular” si sarebbe rivelato – a conti fatti e a sorpresa – uno dei dischi più belli e memorabili di un’annata che fin qui peraltro ha fornito una carrettata di belle prove. Nulla tranne, forse, un nome: quello del produttore Dave Friedmann, mica uno che passava per caso ma tra i principali artefici di (almeno) due capolavori dell’ultima decade quali “Deserter’s Songs” dei Mercury Rev e “The Soft Bulletin” dei Flaming Lips. A quelle due ormai lontane pietre miliari è oggi possibile aggiungere “Oracular Spectacular”, un disco che senz’altro piacerà a tutti gli estimatori dei Rev e dei Lips – due band che i MGMT hanno indubbiamente ascoltato con attenzione – ma che rispetto al sound di quelle band presenta anche molti elementi aggiuntivi. Innanzitutto, i newyorkesi di Brooklyn Vanwyngarden e Goldwasser sono (ben più) giovani (dei Rev e dei Lips), e possiedono una vitalità e un entusiasmo contagiosi. Analizzate, per credere, le liriche di alcuni dei brani, cominciando da “Time To Pretend” con il suo folgorante incipit “I'm feelin’ rough I'm feelin’ raw I'm in the prime of my life /Let's make some music make some money find some models for wives / I'll move to Paris, shoot some heroin and fuck with the stars” che tanto ricorda l’”I’m so beautiful and clean / and very very young” cantata in “To Cut A Long Story Short” dagli Spandau Ballet quando anche loro erano poco più che dei post-adolescenti. Quanto mai azzeccato poi, sul finale del brano, quel “We'll choke on our vomit and that will be the end / We were fated to pretend”, l'epica del sogno di diventare una star che si completa con l'evocazione di Keith Moon e Bon Scott (e delle loro tragiche morti). Sono anche piacevolmente naïf, i MGMT, quando rievocano la spensieratezza dell’infanzia (in “Weekend Wars” e “Kids” in particolare) ma poi, aldilà delle tematiche affrontate, è il suono che ti colpisce, il superbo mix tra elettronica e psichedelia con il quale sono capaci di avvolgerti, in una modernissima sintesi che parte da molto lontano (i Tomorrow, gli Zombies di “Odessey And Oracle”, i Nirvana inglesi e in generale tutta la psichedelia progressiva inglese della fine dei Sixties) ed approda ai giorni nostri dalle parti del dance/punk dei Rapture (vedi ad esempio la danzabile “Electric Feel”). E poi l’immediatezza pop, la capacità di Vanwyngarden e Goldwasser di confezionare delle superbe irresistibili melodie come quelle di “Time To Pretend” e “Kids” o, ancora, dell’evocativa ballata piazzata a metà disco per farti riprendere il fiato da cotanta esplosione di suoni e colori, “Pieces Of What”. A 9 e passa mesi dalla sua pubblicazione, possiamo affermarlo ad alta voce senza timori di essere smentiti: essì, “Oracular Spectacular” è decisamente uno dei dischi dell’anno...
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