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Manuok
No End To Limitations
2008
Macaco Records/Audioglobe
di Alex Tessarolo
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Caso insolito di folkster americano pubblicato in anteprima da etichetta italiana, per di più veneta (la buona Macaco dei Grimoon). Homesleep e Wallace fanno proseliti. Un buon colpo per i colori nostrani. Anche perchè Manuok è un elemento più che discreto che non sfigura affatto dinanzi alla miriade di cloni di Will Oldham e compagnia. Le sonorità sono folk a stelle e striscie classico, prodotto con attitudine indie-rock e senza dimenticare la lezione di alcuni grandi canterburiani. Songwriting fortemente intimista e orientato al cantautorato tradizionale. Liriche appassionate e dall’evidente umore amaramente nostalgico. Un percorso rettilineo, talvolta reso obliquo da alcune intromissioni di batteria elettronica e incedere martellante di pianoforte “Warship”. L’America profonda viene a far visita all’Italia dunque, e porta con sè la solita nuvola di polvere, rumori e bevande da saloon, strade sterrate e filo spinato, zoccoli e carrozze. Scott Mercado dedica “No end to limitations” al nonno (la cui voce compare su due tracce, “The day of” e “Introductions”) rendendo il lavoro ancor più intimista e sentito e confezionando l’album praticamente da solo, suonando quasi tutti gli strumenti di persona e mettendo a nudo la propria anima e i propri dolori. Le emozioni sono forti, ma non si tratta di una misera richiesta di pietà e dunque si lasciano apprezzare gli sforzi malinconici e le percepibili lacrime, che aumentano la percezione di un’atmosfera piovosa, autunnale, sbiadita e ingiallita ma non priva di sprazzi di sole. L’imperfezione della voce e della pennata chitarristica di Manuok lastricano di verità e sincerità il percorso, ben diretto da una produzione sottile ma intelligente, che distorce e ostruisce le ampie vedute e i larghi spazi sognati dall’autore. Si sente l’esprienza pregressa del polistrumentista (che ha partecipato agli ultimi tour dei Black Heart Procession e collabora anche con i Devics) che non si lascia attrarre da inutili lungaggini e lavora bene sull’intensità, dosando bene le energie ma peccando di una discontinuità compositiva che non facilita l’alienazione richiesta.
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27/12/2008 -
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