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Bizzarra formazione olandese i The Wrong Object. La loro forza consiste nell’interpretare il codice dei maestri, spezzettandolo per filtrarlo, attraverso le proprie esperienze, risputandolo fuori con un vigore terrificante. Chitarre distorte incrociano il drumming della batteria nel disperato tentativo di trovare il bandolo della matassa, mentre dalla confusione, organizzata, tutto defluisce lentamente verso l’ordine. L’ottone infuocato, posto in apertura, rilascia una quantità impressionante di schegge impazzite come i colpi di una machine-gun a pieno regime. “Sonic Riot At The Palate” è un inizio al fulmicotone, un sisma di magnitudo otto della scala Mercalli. Segue a ruota il matematico e preciso “15/05”, in cui il sax progredisce inerpicandosi su scale policromatiche e note altissime, mentre la chitarra sporcata, da un effetto acido, si amalgama al resto degli strumenti. Questo combo, di cinque elementi, impasta Coltrane e Fripp, Mingus e Zappa e lo fa superbamente. I The Wrong Object sono davvero una spanna sopra molte fiacche produzioni odierne. Una band che fa del rischio, anche se calcolato, la propria carta vincente riuscendo dove molti peccano di manierismo affidandosi alla sola tecnica. Nonostante i loop imbizzarriti e le chitarre “sintetiche” possano fuorviare la vostra psiche, state tranquilli la band sa dove sta andando a parare, giocando e spiazzando l’ascoltatore. Il primo momento riflessivo è ”Sheepwrecked”, un lento e delicato soffio vitale, perfetta alchimia fra i sussurri degli ottoni, i feedback delle chitarre e i lenti colpi sulle pelli. La progressione crimsoniana di “Lifting Belly”, mista agli stacchi jazz, farà la felicità di chi ama le contaminazioni fra due mondi, apparentemente molto lontani, che da decenni si cercano, sfiorandosi nella danza del corteggiamento. La maggior parte dei brani sono da attribuire al funambolico Michel Delville, alle chitarre, capace spesso di stupire. La marcia in più è rappresentata dalla scelta di suonare in presa diretta, senza overdubs. Non si può che prostrarsi di fronte a tanta padronanza degli strumenti, guidata dalla fantasia, e a tratti da un piacevole delirio nato dall’improvvisazione, sempre contenuta ma molto efficace. Drumming sincopato e sghembo, fraseggi velocissimi, e propulsori, ritmici, all’idrogeno alimentano questa imprendibile band, “Strangler Fig”. L’unico momento in cui Delville catalizza l’attenzione su se stesso è in “The Wrong Object Part II”. La sua chitarra corre veloce e liquida grazie al wah-wah che accompagna l’intero e prezioso solo. L’unico punto “debole” sta nella frammentarietà dei brani, ma fa parte del gioco. Il consiglio, per un maggiore efficacia su chi ascolta, è una maggior cura nel song-writing, per il resto è davvero una scoperta inaspettata e piacevole. Quando il jazz incontra il rock meno spigoloso e più “free”, passando per l’elettronica, il nome su cui puntare è The Wrong Object, e questa mano sarà sicuramente vostra.
Tracklist: 01. Sonic Riot At the Holy Palate 02. 15/05 03. Sheepwrecked 04. Acquiring The Taste 05. Lifting Belly 06. Malign Siesta 07. Theresa’s Dress 08. Rippling Stones 09. Theresa’s Dress Reprise 10. Strangler Fig 11. Waves & Radiations 12. Saturn 13. The Unbelievable Truth-I 14. The Unbelievable Truth-II
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