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Siamo, purtroppo, in un periodo di “normalizzazione” delle notizie dove diventa sempre più difficile capire quello che succede là fuori nel mondo da quelli che si considerano gli organi ufficiali dell’informazione. In parte ci aiuta “la rete” che, finchè ci sarà permesso, rimane il più potente strumento di democrazia condivisa, ma uno stimolo molto forte può venire anche dalla musica. Quando stimola le menti, è una forma di cultura in grado di raccontare e rappresentare la realtà in maniera cruda come e meglio di ogni altra esperienza, specie se ha il coraggio di portare alla luce argomenti scottanti della nostra società. In questo, gli ‘A67 (acronimo della Legge 167 sull’edilizia popolare) hanno raccolto la sfida e dopo il felice esordio del 2005 di ”A Camorra Song’Io” ci riprovano con l’uscita di Suburb dove, partendo dalla periferia sud di Napoli e con il contributo di artisti nazionali ed internazionali, ci portano in un viaggio estremo in quella che è la realtà vissuta giorno dopo giorno e non solo attraverso i resoconti dei Tg che regolarmente riportano solo quello che di più efferato accade nelle zone più degradate della periferia urbana. Perché la band napoletana è un prodotto della “periferia” e di quella più degradata socialmente (le cosiddette “vele” di Scampia) diventata negli ultimi anni famosa per i racconti di scrittori come Saviano o per il coraggio di chi prova a riscattarsi da una realtà quasi senza speranza. Speranza e sogno che traspaiono anche dalla copertina del Cd dove non viene rappresentato il classico degrado dei palazzi suburbani ma un immagine del cielo alla ricerca di aria più pulita. Suburb è un meltin’pot di suoni, linguaggi e culture che vanno oltre le frontiere, dove la fa da padrone il dialetto napoletano più stretto, un vero e proprio slang nostrano e l’idea di mettere nel libretto una versione in italiano e una in inglese ci fanno capire che il messaggio vuole arrivare lontano. Chi Me Sape il brano cha apre il disco è una feroce cavalcata rock che contiene un messaggio simbolico gridato e ripetuto “Chi mi conosce lo sa, io non mi arrendo mai” con in sottofondo il suono del sitar elettrico degli Avial, band indiana che partecipa cantando in Malayalam, antica lingua del Kerala dell’India del sud. Il viaggio prosegue con l’O’mbruoglio un urlo hardcore dove i sogni e le promesse si scontrano con la cruda realtà di un esistenza compromessa sin dalla nascita “Perché qui i veri morti non sono quelli sparati, ma quelli spenti dentro da una vita che prima li ha uccisi e poi dimenticati” e qui il co-protagonista è il brasiliano Calixto, voce rap delle favelas di San Paolo dove oggi fa il maestro di strada per i meninos de rua. La miscela di stili e suoni con Senza Respirà trasloca sulle note arabeggianti della ghironda del marsigliese Pierre-Laurent Bertolino(Dupain), in uno sfogo liberatorio per una storia dove l’amore si identifica con la verità che va accettata senza scampo per proseguire nella fusione tra Medioriente e Mediterraneo con il contributo dei Kara Gunes di Istanbul nel brano La Passione dove l’inciso cantato è il vero protagonista con le voci alternate del frontman del gruppo e di Raffaela Siniscalchi che affrontano un argomento controverso come l’omofobia della Chiesa reinterpretando in chiave popolare l’ipotesi di una relazione amorosa tra Gesù e il suo discepolo “prediletto”Giovanni. Psyco P è una cover tratta dal disco “Domani” di Mauro Pagani, qui presente con il suo inseparabile flauto traverso, e affronta i problemi dell’emarginazione tipica dello stare in periferia, mentre preceduto da un inciso scritto ed interpretato dallo scomparso Felice Pignataro L’inno dei Muralisti introduce l’omonimo brano a lui dedicato Felice, ottimo esempio di crossover con protagonista la voce di Francesco Di Bella (24 Grana) testimone della scomparsa dell’artista di Scampia. La cavalcata etnorock prosegue con Muorz featuring Mario Arcari e il suo shanaji, riflessione sulla solitudine dell’esistenza umana e con la metallica Io Nun Tengo ‘O Nomme dove trova giusta collocazione la voce di O Zulu piena di insofferenza e rabbia contro il sistema che non ci appartiene e ci ruba l’identità. Il racconto volge al termine e l’atmosfera diventa rarefatta, una sorta di limbo in cui capita di perdersi, Nun Vedo Niente è il sogno di un amore che non è mai esistito accompagnato dalla voce sensuale di Gabriella Pascale. Suburb si chiude con TamorrAntiCamorra un bonus track dove su un inciso di musica popolare protagonista Marcello Colasurdo, interviene la voce di Roberto Saviano che legge un brano tratto dal suo libro “Gomorra” dedicato a don Peppino Diana ucciso a Casal di Principe il 19 marzo del 1994, che testimonia il forte legame dello scrittore con gli ‘A67. Posso dire di aver ascoltato e riascoltato questo disco fino a farmi entrare nella testa i suoi ritmi e ad assorbire le parole per poi trasformarle in immagini di una realtà mai così efficacemente rappresentata. Il progetto degli ‘A67 però va oltre il confine musicale, in quanto la band con il videoclip di “Chi me sape” è diventata testimonial del MAV (Museo Archeologico Virtuale) di Ercolano, la nuova mediateca digitale, e lo scorso novembre ha debuttato al festival “Politicamente Scorretto” diretto da Carlo Lucarellicon lo spettacolo-concerto Generazione Suburbe (scritto assieme a Giancarlo De Cataldo) che partendo dal Sud Italia fotografa la nuova generazione delle periferie metropolitane.
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