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Debutto solista per Dan Auerbach, cantante e chitarrista dei Black Keys, che in questa occasione si è dedicato sia al songwriting che alla produzione dell’album in prima persona. I quattordici brani inseriti su questo eccellente “Keep It Hid” nascono come un progetto parallelo scritto durante la registrazione di “Attack And Release”, l’ultimo album dei Black Keys. Non c’è alcun segno di crisi all’interno del duo musicale, e infatti l’uscita del disco non preclude quella del nuovo album del gruppo, prevista per il mese di aprile. Solo che Dan Auerbach ha voluto raccogliere intorno a sé amici e parenti e provare a coniugare in musica un miscela di quello che ascolta, e di quello che ha maggiormente influenzato la sua formazione musicale. Ascolterete quindi una sintesi dura e pura fatta di elementi psichedelici, di folk, di blues, di country e di soul music, il tutto arrangiato ed eseguito in presa diretta da un Dan Auerbach entusiasta, che suona diversi strumenti, dalla chitarra alle tastiere, e anche talvolta la batteria, e che è intenzionato a riprodurre per quanti ascolteranno il disco le stesse emozioni di un live act. Sul disco suonano parenti e amici di Dan, è il caso dello zio, James Quine, è sua la chitarra elettrica graffiante di “Street Walkin’", è il caso di Jessica Lea Mayfield, che ci regala le sue immense doti vocali su una slow ballad veramente toccante come “When The Night Comes”, o ancora di Bob Cesare, che suona la batteria su “Whispered Words”, un’altra ballata pregevole, scritta originariamente da Charles Auerbach, il padre di Dan. Il disco si lascia ascoltare per la sua spontaneità e sorprende per la sua intima ruvidezza, che si riversa su brani davvero fantastici come “I Want Some More”, “The Prowl”, “Mean Monsoon” e “My Last Mistake” che sono un inno alle radici del blues rock. Da segnalare inoltre la delicatezza di un country-folk come “Goin’ Home” e il groove dettato dalle note cadenzate e bollenti di “Keep It Hid”, la title track, un brano perfettamente riuscito, che dimostra come sia giusto e possibile riavvicinare il “buon vecchio blues” alle nuove generazioni dalle menti attutite dai suoni meccanici e finti della musica techno. Album da far ascoltare nelle scuole!
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