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Tony Formichella è prima di tutto un sassofonista, un session man. Ha operato a lungo nel background musicale jazztico degli anni '70, a capo di varie formazioni e organici in Sudamerica e negli Stati Uniti, per poi affiancare dal vivo e in studio artisti del calibro di Rino Gaetano (suo è l'assolo di sax ne "Il cielo è sempre più blu"), Venditti e Little Tony. Apprezzato soprattutto come esecutore, la sua esperienza si è arricchita nel corso degli anni di collaborazioni illustri, ma non “paradossalmente” di produzioni solistiche, se si eccettua l’estemporanea colonna sonora di “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” di Carlo Verdone, a fianco del cantante e amico Harold Bradley. Tuttavia anche questo traguardo è stato raggiunto, e verrebbe quasi da dire “non è mai troppo tardi per iniziare”. “Not too long ago” è un disco strano, difficile da etichettare, proprio perché non nasce da un progetto compiuto, cioè dal desiderio di innovare in senso stretto, stilistico e musicale, bensì dal desiderio, persino un po’ istintuale, di lasciarsi trascinare dalla musica, dal piacere di “suonare per suonare”, attimo per attimo, in un flusso di sempre nuove emozioni e ispirazioni. Merito di indubbie qualità improvvisative che lo spingono a cercare un linguaggio personale, ma merito anche di una band, i “BaseOne “, che riesce ad assecondare le sue intenzioni con maestria e consonanza. Una musica in fin dei conti “gradevole”, garbata, a tratti persino raffinata e, tuttavia, senza grandi pretese, fresca, vivace, adatta proprio per questo ad ogni tipo di ascolto. Non richiede grandi competenze jazzistiche, ma invita l’ascoltatore ad assaporare il gusto di fare musica in libertà, in amicizia. Formichella si rivolge direttamente al cuore degli ascoltatori. “Not Too Long Ago” e “Blue Melody” sono brani confidenziali, “fraterni”. Eppure la vena intimista non è mai palesata, anzi… Formichella si diverte a dissimularla, a nasconderla sapientemente fra le note (spesso malinconiche) del sax. L’esecuzione del brano cantato da Harold Bradley, “Blue blues”, non è perfetta; la voce sembra non accordarsi al sax e i musicisti non riescono a trovare il giusto ritmo. Questa impressione, a volte persistente, come di una leggera “sfasatura” di fondo, si ricava, a dire il vero, un po’ in tutti i brani. Ma bisogna tener presente che Formichella ama registrare rigorosamente in “analogico”, cioè senza l’ausilio di alcuna forma di editing digitale. In altre parole, esistono software con i quali è possibile sincronizzare le tracce audio in maniera ineccepibile, dando l’impressione di una esecuzione orchestrale perfetta. Ma l’originalità di Formichella - e della sua band - è da ricercare proprio nella genuinità dei mezzi utilizzati: alla semplicità del progetto musicale corrisponde infatti la schiettezza degli arrangiamenti e del dialogo orchestrale. Quarantacinque anni di onorata carriera sono per Tony Formichella un buon biglietto da visita e un incitamento a proseguire, nel nome di una musica che è divertimento, piacere, amicizia e soprattutto calore. Un gradevole impasto di jazz, soul, blues, musica latina e … naturalmente funk.
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