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Titus Andronicus
The Airing Of Grievances
2009
Beggars Banquet
di Marco Jeannin
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Titus Andronicus like to scream and carry on at excessive volume. Titus Andronicus like songs which are fast more than songs which are slow. Titus Andronicus think slow songs are okay sometimes. Titus Andronicus never sing about love, only hate. Titus Andronicus have no hope for the future. Titus Andronicus believe only in nothingness. Everyone in Titus Andronicus was born to die.
Come intro direi che ci può stare. Funziona da presentazione e mette in chiaro le regole del gioco fin dal principio. Il testo integrale lo si può trovare molto facilmente spulciando il myspace dei Titus Andronicus. La band di Glen Rock, New Jersey, mette in pratica alla lettera i propositi citati sopra e si propone al mondo con The Airing Of Grievances, un concentrato di ritmo, distorsione e velocità. Un indie sui generis, virato punk e shoegaze, a tratti lo-fi, molto divertente da ascoltare e decisamente immediato. Nove pezzi (e dire che dieci non avrebbero fatto schifo non è un delitto) che sono valsi la qualifica di 25esimo miglior album del 2008 per Pitchfork. Sicuramente i Titus Andronicus sono abili nel proporre un mix di generi che ultimamente non va per la maggiore, sfoggiando talento creativo e una buona vena melodica. The Airing Of Grievances permette di fare un bel salto indietro nel tempo, rievocando atmosfere anni Ottanta (la parte migliore) supportate da una ritmica a tratti forsennata più tipica dei Settanta. Fear And Loathing In Mahwah, NJ apre l’album mandando tutti a quel paese (letteralmente) dopo un inizio finto lento che trae in inganno. La riscossa passa attraverso batteria cadenzata, marcia trionfale e crescendo. Bella sorpresa. Finale alla Sigur Ros (ebbene sì...) che non ti aspetti. My Time Outside The Womb è più convenzionale, ma non per questo meno divertente. Joset Of Nazareth's Blues è una ballatona rivisitata e corretta secondo i dettami del manifesto, e cominciano a fare capolino i primi coretti e un’armonica che fa tanto Stati Uniti. L’intro di Arms Against Atrophy è l’ennesima prova che i nostri amano tanti generi e adorano declinarli a modo loro. Upon Viewing Brueghel's Landscape With The Fall Of Icarus stesso discorso. No Future è il pezzo lento che ci può stare una volta ogni tanto. Stavolta però dura più di sette minuti partendo in sordina per poi tirare fuori i denti sulla distanza, con annesso coro ripetuto ad libitum. Veramente bello. Traccia melodica ripresa e condita di velocità in No Future Part Two: The Days After No Future. Questi ci sanno davvero fare. Conclusione con Albert Camus, sempre sui sei minuti scarsi e molto punk, due cose che raramente vanno d'accordo.
The Airing Of Grievances merita sicuramente tutte le belle parole che sono state spese fino ad ora. Sarà molto interessante vedere il gruppo dal vivo, ma per ora continuiamo a gustarci il disco, coscienti che l’appetito viene mangiando.
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03/03/2009 -
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