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Non si può certo dire che i Damned - la storica punk rock band inglese guidata da Captain Sensible e Dave Vanian - siano particolarmente sensibili ed attenti alle leggi del mercato discografico. Finita l’era punk, e dopo un periodo di comprensibile disorientamento che conduce il gruppo lungo sentieri meno arrabbiati e più gradevolmente pop, i Damned pubblicano nel 2001 il discreto “Grave Disorder”, loro primo album dal 1982. Da allora in poi passano altri lunghi anni, otto per la precisione, prima di rivedere un loro prodotto discografico. Ma tanta attesa è ben ricompensata dall’eccellente levatura musicale di questo “So, Who’s Paranoid?”, un album che non è certo innovativo, nè sperimentale, un disco che non aggiunge nulla a quanto detto e fatto dai Damned nel periodo fertile di fine anni Settanta, ma che finalmente riesce a fare tutto estremamente bene!
Senza paura di essere smentiti, possiamo affermare che questo “So, Who’s Paranoid?” è uno dei migliori album in assoluto dell’intera discografia Damned perché sintetizza e racchiude le tre anime musicali del gruppo, quella punk, quella pop e quella psichedelica. Ascoltate “A Nation Fit For Heroes" e “Under The Wheels”, per esempio, e troverete conferma di quanto appena evidenziato. Lasciatevi trascinare dalle note di “Dr. Woofenstein”, una ballata così stupenda che sembra un pezzo dei Moody Blues! E ancora ascoltate le dinamiche in perfetto stile brit pop di “Shallow Diamonds” e il punk and roll elettrico di “A Danger To Yourself” e di “Maid For Pleasure”, due brani molto serrati ed avvincenti. Su “Nature’s Dark Passion” è la vocalità di Dave Vanian, morbida e al tempo stesso oscura, che viene messa in risalto. Nell’occasione sembra che Mr. Vanian, il Vampiro di un tempo, giochi un po’ ad imitare Marc Almond, ma gli si perdona volentieri. Andando avanti nel disco incontriamo “Since I Met You”, una splendida ballata per pianoforte e voce, che ha l’unico difetto di essere forse un po’ troppo melodica. Ma è su “Perfect Sunday” che si raggiunge il momento più alto della fruizione dell’album, perché questa canzone è davvero il brano trainante dell’intero disco, quello che meglio rappresenta la dimensione attuale dei Damned. La chitarra di Captain Sensibile è quanto mai ispirata e graffiante, invece la linea melodica del brano interpretato da Vanian è godibilmente pop. Molto particolare sul finale anche “Dark Asteroid”, una composizione epica ed oscura, che ricorda molto i primi Pink Floyd di Syd Barrett.
Il disco offre quindi per intero uno sguardo su quella che è la capacità dei Damned nel gestire stili e soluzioni diverse, perennemente in bilico fra garage punk e un pop melodico, quanto mai sofisticato, e di chiaro stampo psichedelico. Da ascoltare.
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