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“You’re supposed to care but you never make me scream... I spent ages giving head...”. Lily Allen fa le scarpe alla Zanicchi con il ritornello di Not Fair, secondo singolo tratto dall’album It’s Not Me, It’s You, uscito all’inizio di febbraio e subito primo in classifica in madrepatria.
Si tratta del secondo disco della cantautrice inglese e di una produzione estremamente ascoltabile, autobiografica e socialmente critica allo stesso tempo. La Allen vive nel suo tempo con tutto il bagaglio musicale di un’autrice esperta, unisce nelle canzoni apparentemente leggere l’esperienza e la pungente attenzione per i particolari del vissuto, toccando anche tematiche importanti come l’omosessualità e Dio. Ovviamente a suo modo: sveglia, furbetta, irriverente e divertente. It’s Not Me, It’s You è un eccellente lavoro di melodia ed elettronica con tutto il fascino dell’accento british e dell’influenza musicale del Brit Pop originale. Anzi, si può ben dire che se Lily Allen dovesse continuare il trend di album ben riusciti potrebbe lei stessa diventare pietra miliare di un nuovo modo di farlo il Brit, che funziona benissimo anche all’estero, basti guardare il successo di Arisa. Lily Allen riesce a far suonare anglosassoni anche pezzetti di country e sonata italo-americana, con un po’ di swing. L’album è omogeneo nella qualità, ben costruito, arrangiato e munito di ottime canzoni. Il picco è raggiunto dal primo singolo, The Fear e da He Wasn’t There, swing Anni Venti sulla base che suona volutamente “originale” come un vecchio disco. Nel mezzo c’è la semplicemente squisita Him: secondo Lily Allen Dio è confuso come noi e la sua band preferita sono i Creedence Clearwater Revival, tutto inserito nella canzone che, seria, ma leggera e senza pretese, menziona anche la guerra e l’11 Settembre. Who’d Have Known utilizza un sample di Shine dei redivivi Take That e aggiunge punti per l’ironia e soprattutto perché dimostra lo spirito con cui la cantautrice si approccia alla musica: assolutamente personale, sganciato da influenze specifiche ed univoche, ampie vedute, autoironia e, soprattutto, contemporaneità.
It’s Not Me, It’s You è stato prodotto da Greg Kurstin e registrato negli Eagle Rock Studios di Los Angeles. Nota di chiusura: “Fuck you, fuck you very very much”, dalla traccia Fuck You, politica e politicamente scorretta, ma da quanto aspettavamo che qualcuno mettesse in una musica canticchiabile l’epiteto in questa simpatica forma...? Grazie a Lily Allen ora suona come un complimento. E complimenti a lei e all’album che si merita un dieci e lode.
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