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Che Matt Ward fosse uno dei migliori songwriter americani in circolazione lo si era capito già da diverso tempo. Non a caso il primo numero di ML vedeva come recensione d’esordio proprio Transistor Radio del 2005, un lavoro folk rock che confermava il talento di un personaggio capace di incastrare alla perfezione l’antico con il moderno, l’intimità con il pudore, ma anche la fragilità dell’uomo con il suo vigore. Un album che allineava il recente passato dell’artista americano al futuro prossimo sbrigliando, attraverso un pugno di note e una voce a dir poco emozionante, canzoni che – così come scrivevamo allora - si muovevano sull’asse Johnny Cash – Kurt Wagner – Will Oldham ma allo stesso tempo in grado di esibire sottili vivacità alla Jerry Lee Lewis, profumi di tex-mex e passaggi strumentali sospesi tra Burt Bacharach e John Fahey. Un disco che, di lì a poco, avrebbe aperto le porte a Post-War, fatica del 2006 che lasciava alle spalle un trascorso ben più polveroso e indolente rispetto al presente, dove i motivi sghembi e stecchiti cedevano il passo a un’efficace quanto, a volte, impalpabile ritmicità. Rimandi di old-time music e piacevolissime aperture “pop” che nel 2008 si rovesciano completamente nel “Volume Uno” del progetto She & Him (condiviso con la bella e brava Zooey Deschanel) e che, oggi, tornano a rapirci anima e cuore con Hold Time, un’altra entusiasmante uscita discografica che, con eleganza e leggerezza, sfoggia tutto l’incanto di quel folclore “post bellico” già suggerito qualche anno fa e che in questo nuovo disco trova conferma nelle splendide armonie di For Beginners e di Jailbird. Solchi d’infinita delicatezza (Oh Lonesome Me e la title track Hold Time), cedevoli intemperanze (Stars Of Leo e To Save Me), passaggi bucolici (One Hundred Million Years) e sonorità dalle visioni cinematografiche (Outro) fanno di questa nuova fatica del musicista di Portland una sorta di grammofono a gettone dei nostri tempi. Ecco quindi che, laddove gli altri stanno correndo il rischio di ripetersi con i soliti stilemi alt.country, M. Ward riesce invece, con pazienza, lungimiranza e con inconfutabile attualità a essere uno degli autori/produttori più prolifici e innovativi della “nuova tradizione americana”. Merito di una voce straordinariamente vellutata, di una scrittura attenta e mai mediocre ma soprattutto di un suono autentico e popolare da cui stillano perle di assoluto fascino capaci di mischiare sapientemente innocenza, lealtà, amore e dolore. Canzoni “old style”, sempre in bilico tra Dio ed Elvis, che molto probabilmente avrebbero fatto invidia anche “all’uomo in nero” di Kingsland (Arkansas). Su tutte citiamo: Never Had Nobody Like You, Epistemology e la spettacolare Fisher Of Men dal coinvolgente incedere rockabilly. Contribuiscono a dare un valore aggiunto a Hold Time Lucinda Williams e Jason Lytle, oltre che l’inseparabile Zooey Deschanel.
(pubblicato per gentile concessione di www.musicletter.it)
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