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Gianna Nannini
Giannadream - Solo i sogni sono veri
2009
RCA/Sony Music
di Bianca De Luca
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Dopo il fortunatissimo Grazie che l’ha consacrata tra i grandi della musica italiana – anche se è strano sia stata “notata” solo adesso, d’altronde canta da 20 anni – Gianna Nannini torna con questo nuovo album, prodotto da se stessa e da Wil Malone. Giannadream - Solo i sogni sono veri. Il titolo dell’album può sembrare all’apparenza un titolo qualsiasi, ma insieme alla copertina, dove la cantante risulta seduta su una sedia, ripresa di sbieco, come in un’immagine sfocata che potrebbe rifarsi all’inconscio, svela un filo conduttore dell’intero disco che giunge e lega il tutto ai testi delle canzoni. Anticipato dal singolo Attimo - mixato dall’ingegnere del suono Cenzo Townshend noto per aver lavorato con artisti di fama internazionale come gli U2 - nel quale risentiamo un po' Sei nell’anima - in Giannadream il tema principale che la cantante ha voluto affrontare è quello dei sogni. La parola “sogno” infatti, la si ritrova più volte nell’album, come in Sogno per vivere - che nella tracklist si ripete due volte, con arrangiamenti e testo modificato - e non solo nell’omonima traccia Sogno, che esplicitamente ne dichiara l’argomento, ma anche nella bellissima Ologramma. Quest’ultime due però svelano due aspetti diversi. In Sogno si canta del sogno come di un rifugio (“non cederò la notte eterna mia illusione (…) ti aspetterò la notte”) e dell’importanza dellaa sua esistenza, inteso come obbiettivo per la vita; per vivere “ci sarà qualcosa nei tuoi occhi viola ci sarà qualcosa nella vita per cui valga la pena...”, circondata da archeggi di violino e di chitarre elettriche che suonano come le metafore rispettivamente della tristezza e della rabbia per una “scomparsa”. Ologramma che riprende con la prima frase il titolo “solo i sogni sono veri”, con il suo ritornello che entra subito dentro rivelandosi sicuramente uno dei pezzi più forti del disco. Suona come una dedica ai sogni, come una ninnananna che a volta distoglie la concentrazione dal meritevole testo per via delle note alla chitarra che sembrano scendere e picchiare dolcemente come gocce di pioggia ma che ripete quell’attesa per la notte, come luogo e momento nel quale ritrovare o trovare quel qualcosa o quel qualcuno che non c’è più o che si desidera. Questo filo conduttore viene a tratti segnato da pezzi come “Maledetto ciao”, le quali sonorità anticipano una storia biografica della cantante, un’amicizia con una bambina della Namibia alla quale si trovava sempre a dire tristemente ciao - come lei stessa ha raccontato in una recente intervista - che si prevede essere il secondo singolo. Siamo nella merda, scritta a quattro mani con il rapper Fabri Fibra, chiude per un attimo la finestra sulla poesia per aprirne una su temi sociali... non aspettatevi che la canzone continui come inizia...
Un bel disco, il primo di Gianna Nannini firmato con la RCA/Sony Music in esclusiva mondiale, da sfogliare come un bel libro nel quale leggere belle parole, bei testi e non di quelli scontati, da interpretare, accompagnati da buona musica curata, che attesta ancora una volta la maturità di Gianna Nannini non solo come cantante e musicista ma anche come scrittrice.
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08/04/2009 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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