|
Ci siamo. Sono tornati. Non sono più i “fantasmi” dei Foxboro Hot Tubs. Sono loro! I Green Day! Fatti di “rage and love” e di “poison and blood”.
Il nuovo album, definito da RS un’“apocalisse in tre atti”, è una materia esplosiva composta da elementi chimici a contatto: la rabbia, l’amore, il veleno e il sangue. La storia di 21st Century Breakdown (un’altra “punk-rock opera” nata sulla scia esplosiva di American Idiot del 2004) è distesa in un album di 18 pezzi, interamente scritti dal cantante-chitarrista Billie Joe Armstrong. Racconta le vicende di una coppia di amanti, Christian e Gloria, che riflettono e vivono totalmente ogni momento di questo nuovo secolo, con lo stato d’animo che ne consegue. La rabbia di chi non vuole arrendersi e cerca in tutti i modi di sostituire l’idea di violenza come unico nemico da sconfiggere, con quella di “silenzio” tra gli esseri umani come cancro letale della solidarietà e della vita sociale. L’amore di chi non ha paura di farlo, di chi riesce a condividere la propria vita con qualcuno che lo ama a sua volta, l’amore per un ideale, per un pezzo musicale, per un luogo, per uno scopo. Per l’amore stesso. Il veleno di chi vuole per forza che le persone siano tristi per poter detenere meglio il suo potere, un veleno che si assimila bevendosi tutte le fesserie che ci vengono dette in tv o sui giornali, pilotati e fatti schiavi di “verità assolute”. Ma anche il veleno potente che ti dà la forza di reagire, di togliertelo, di purificarti. Il sangue, la sostanza viva, l’elemento che insieme alla carne nuda e cruda fa di noi esseri viventi, puri, pulsanti, ma anche il sangue versato e sacrificato per scopi di lucro, per il potere. Di questo,e non solo, è fatto il nuovo secolo decantato dai Greeen Day.
Si guadagna la stima di molti il trio americano, che a differenza di altri colleghi, dà origine al suo capolavoro dopo otto dischi. Si tratta di un album fresco, diretto, pulito e chiaro. Divisa in tre atti, ognuno composto da sei tracce, è la storia della coppia sperduta nelle macerie del 21esimo secolo. Pezzi come “Know Your Enemy” (primo singolo estratto), “Christian’s Inferno”,”The Static Age”, “¡Viva La Gloria!”, “East Jesus Nowhere”, ricordano il vecchio stile della band, ma con una cura della parola assai maggiore. Assistiamo a ritagli che ricordano gli Who, come la title-track, come “See The Light” e ”Life Before The Lobotomy”. Si percepiscono le influenze della band preferita da Billie Joe, i Clash (“Peacemaker” e “Murder City”) e un sound generale che ricorda velatamente il caro Boss, Bruce Springsteen. Bellissime le tracce “21 Guns” e “Restless Heart Syndrome”.
La crescita della band è avvenuta con fatica, dopo anni di esperienze (di vita e professionali), ed è così che si sono potuti permettere un prodotto che non può deludere. Rispetto al precedente American Idiot, questo lo definirei un lavoro impegnato, maturo, valutato e cosciente. Sicuramente i tre anni di lavoro dietro sono stati sfruttati nel miglior modo, cercando di rimanere coi piedi per terra, ma anche osando nel modo più passionale e impetuoso in cui la musica permette a chi l’ama di farsi usare.
Si vocifera che il disco possa diventare un musical e addirittura, in seguito, anche un film(l’avevano già fatto gli Who nel 1969 con la rock opera firmata Pete Townshend, “Tommy”). Aspettiamo con ansia, e, deliziati da questa novità, ci gustiamo intanto la storia di Christian e Gloria, interpretandola liberamente e vivendola al massimo.
Peggior Traccia: forse il biglietto da visita per l’album, Know Your Enemy, è il pezzo meno apprezzato, più scontato. Non è male, ma dovendo scegliere credo non ci siano dubbi. Miglior Traccia: 21st Century Breakdown. Per le parole, per la sequenza di note che salgono dallo stomaco e arrivano agli occhi, per la sontuosità con cui si presta sicuramente a fare un gran figurone live (non a caso aprirà i loro concerti). Bravi ragazzi.
|