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Sono tornati gli Extrema e, con una punta quasi di commozione, possiamo affermare che – pur avendo alle spalle una carriera che non tutti possono vantare - sono rimasti se stessi, nonostante l’inevitabile crescita: veri, umili e diretti, come persone e come musicisti.
Il chitarrista Tommy Massara aveva anticipato che Pound For Pound sarebbe stato un album semplice ed essenziale. Un ritorno alle origini, in un certo senso, per la band lombarda, che in questi 23 anni si è concessa ogni sorta di sperimentazioni, divagazioni e collaborazioni: variazioni sul tema che hanno suscitato reazioni contrastanti tra il pubblico degli Extrema (il “vespaio” riguardò in modo particolare la collaborazione con J-Ax e gli Articolo31). Ma loro sono andati avanti per la propria strada: a volte osannati, spesso criticati, discussi sempre. Pound For Pound è un’espressione appartenente al mondo della boxe, e indica i pugili che, pur salendo di categoria negli anni, riescono comunque a vincere il titolo. Il concetto è chiaro: gli Extrema sono i lottatori del metal italiano, combattono, incassano, si rialzano e colpiscono; tornano sul ring, e piazzano una zampata di quelle che difficilmente si dimenticano. Fin dal primo ascolto, ci si rende conto che tutto, in questo Pound For Pound, racconta di loro, del loro percorso insieme, dei sacrifici e della volontà di andare avanti, di crederci nonostante le difficoltà: i testi, la rabbia, ma anche l’energia e i riff inconfondibili di Tommy Massara. Non è opportuno caricarli di etichette ingombranti, come quella di “Pantera italiani” (le due band sono state spesso paragonate per il sound aggressivo e roccioso che le contraddistingue): si ha piuttosto l’impressione che gli Extrema abbiano effettivamente ritrovato le proprie radici, e definito ulteriormente un proprio sound, ormai riconoscibile, che riesce ad essere al tempo stesso classico ed attuale. Dopo l’introduttiva Everlasting, si parte subito a mille: Anymore, Selfishness, Fall Down, Frowning And Haggard, The Bad Itself, fondono magistralmente potenza esplosiva e perizia compositiva. Sono brani schietti, senza contorsioni inutili; il rischio-noia, sempre in agguato, purtroppo, in buona parte del nuovo metal, è scongiurato grazie anche a una nuova e sorprendente duttilità nella voce di Gianluca “GL” Perotti. La seconda parte dell’album è ancora più fulminante ed energica, spiccano gli uptempo e i blast beat brutali di Fat Liars e From The 80s (anche qui, come per l’album, si potrebbe dire “un titolo, un programma”...). L’incalzante You Make Me Sick vede la collaborazione di Page Hamilton degli Helmet; Deuce è la cover di una hit dei Kiss; My Misery, impreziosita da un bell’assolo di Massara, ha il compito (come già la stupenda versione acustica di Another Nite contenuta nell’edizione 2007 di Better Mad Than Dead) di spezzare i ritmi mozzafiato, imposti dal sempre encomiabile Mattia Bigi e da un Paolo Crimi da standing ovation, senza per questo risultare meno valida. F.Y.W. chiude degnamente questa prova superlativa.
Bentornati Extrema dunque, e speriamo che riescano a regalarci ancora molti di questi dischi!
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