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Bill Callahan
Sometimes I Wish We Were An Eagle
2009
Drag City
di Giuseppe Celano
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Il buon vecchio Bill è tornato. Basta il primo, semplice, arpeggio in “Jim Cain” per rassicurarci. Bill Callahan non ha perso il suo smalto, si è solo preso del tempo per riflettere e incidere il disco su cui da anni fantasticavamo. Quella voce calda, più vicina alla narrazione che al canto, ricolloca le cose nel loro ordine. Ogni nuovo brano di “Sometimes I Wish We Were An Eagle” contiene molte delle cose che ti aspetti da Bill, ma la sua capacità di spiazzare con pochi singoli elementi è affascinante. L’ex Smog incide insomma un disco di grande spessore infilando nel songwriting elementi dissonanti che arricchiscono il suo valore. L’approccio scazzato verso il mondo è sempre presente, sembra di vederlo mentre fra una strofa e un'altra cerca la forza per non soccombere nauseato alla realtà che lo circonda. Le atmosfere sono pacate, alcuni elementi arabeggianti aumentano il fascino di composizioni che non hanno bisogno di squarciare il torace per colpire il cuore. Sound dal piglio rock, ammorbidito dagli archi e dalla voce di Bill usata come una strumento di rilassamento, rendono doveroso l’ascolto di questo lavoro che tutti si aspettavano, “Rococo Zephir”. Questa seconda uscita solista di Callahan fa centro, “Too Many Birds”, e come il volo leggero e maestoso di un’aquila si allontana velocemente dopo aver colpito i vostri nervi scoperti, “All Thoughts Are Prey To Some Beast”. Unitevi al suo volo alto ed elegante.
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27/05/2009 -
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