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Stanco di “idioti che fanno le smorfie con la chitarra elettrica” Iggy Pop, l’uomo di Detroit che ha caratterizzato con i suoi Stooges l’hard rock della Motor City, si concede una pausa di riflessione e racconta di amore, di morte, di sesso e della fragilità umana su “Preliminaires”, il suo nuovo album solista, che nasce come colonna sonora di “Last Words”, un film-documentario che trae spunto da “La possibilità di un’isola”, il libro scritto da Michel Houellebecq.
L’Iguana si è letto il romanzo durante una breve vacanza di tre giorni, trascorsi da solo al Nord sulla Costa atlantica francese, e poi ha cominciato a scrivere canzoni, a modo suo, senza accettare condizioni, in totale libertà. E’ tornato così a quelle atmosfere jazzate e quelle splendide ballate acustiche che avevamo già incontrato su “Avenue B”, è tornato al blues acustico delle origini e ci ha regalato un album molto intenso ed intimista, ricco di momenti interessanti e di preziose cover come la splendida “Les Feuilles Mortes”, di Kosma e Prevert, e come “How Insensitive”, una sua personale edizione del noto brano di Carlos Antonio Jobim. “Kings Of The Dogs”, il nuovo singolo, è davvero inebriante, riprende le sonorità delle marce funebri tipiche di New Orleans, in perfetto stile Jellyroll Morton, mentre “I Want To Go To The Beach” e “Spanish Coast” sono due ballate per piano e voce, rese ancora più emozionanti dalla voce roca ed intensa dell’Iguana. C’è anche del blues sul disco, e in dosi confortanti, come quelle contenute su brani come “Je Sais Que Tu Sais”, “She’s A Business” e “He’s Dead / She’s Alive”, un brano acustico pregevole, di ottima fattura, che riparte da quella “Till Wrong Feels Right”, già inserita su “Skull Ring” tempo fa. L’anima rock, inquieta e nervosa dell’Iguana torna ad emergere sull’eccellente “Nice To Be Dead”, un pezzo molto duro in cui Iggy si misura apertamente con la morte, non ne ha paura, con quelle chitarre elettriche che tornano a mescolarsi alle sue grida. Molto interessante anche “Party Time”, un brano oscuro, nervoso, che ricorda in qualche modo il cabaret nero dell’Iguana berlinese, di fine anni Settanta. Vi segnaliamo anche “A Machine For Loving”, un brano di spoken words, dove Iggy riflette sull’amore, che è “semplice da definire, ma accade raramente”, un pezzo molto bello, impreziosito da un inaspettato crescendo di chitarra acustica che dà un senso allo sviluppo ritmico della composizione.
A quanti credono che il passaggio di Iggy al jazz sia un mezzo tradimento, beh possiamo dire che non c’è soltanto jazz sull’album, che lui al jazz ha sempre guardato con favore, fin dai tempi di “Funhouse”, e che quando il jazz è fatto così bene, è davvero un piacere ascoltarlo. Album da possedere e da trattare con cura.
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