|
Dopo la raccolta E2 del 2007 esce l’undicesimo disco di inediti di Eros Ramazzotti. Registrato in parte negli Stati Uniti nasconde il suo significato nel titolo stesso. Ali e Radici. Ascoltando bene i testi e con un pizzico di fantasia è facile poter divedere le canzoni, le parole legate alle radici e quelle che volano con le ali. Una piccola finestra se vogliamo, una leggera linea di riflessione da scovare in pezzi romantici e non, su quello che ci circonda.
L’album si apre con Appunti e note e sicuramente fra tutte le tracce non poteva essere più indovinato come inizio: una specie di prefazione dell’album, un po' la sua radice appunto, come un voler dire “questo è il mio ultimo lavoro, spero vi piaccia“. Con un bell’inciso e dei frenetici violini e un pezzetto di valzer, lancia un bell’arrangiamento nuovo alla musicalità di Eros. Da qui cominciano una serie di consigli esistenziali. L’amicizia di Affetti personali, i sogni da perseguire in Il cammino, potrebbero essere le radici alle quali aggrapparsi per spiccare il volo (“...anche se sembreranno più lunghe che mai, certe dure salite del cuore, c’è che ognuno di noi può resistere sai aggrappato ad un raggio di sole...“), a volte anche, per quanto difficile possa essere Controvento, che non suona come un classico addio sofferto e autocritico, ma come bisogno di libertà e di rimprovero, una bella canzone romantica ma che più che di un cuore spezzato parla del coraggio nel spezzarne un altro per salvare sè stessi. Le ali intese come metafora di libertà di Parla con me: la necessità di aprirsi al prossimo, che non sempre il sentire equivale all’ascoltare. E’ quella piccola critica alla società di oggi, in continuo movimento che ci circonda, e il video registrato a Los Angeles ce lo rappresenta: nonostante le tecnologie, il muoversi, la confusione attorno a noi in un mondo nel quale forse, ci si confronta e ci si sfoga con gli altri troppo poco, perché presi da mille altre cose e anche qui l’amore per se stessi suona come la base, la radice alla quale aggrapparsi per prendere le ali della guarigione. Molto bella la simbolica immagine del video di un cellulare acceso abbandonato in una pozzanghera. Non può sfuggire certo ad un occhio più critico, anche il pensiero alla mancanza di comunicazione famigliare che vi suggerirà Non possiamo chiudere gli occhi - “...mi chiamo Nino e ho dieci anni, non dimenticarti mai di me...”. Particolare nelle sonorità, a differenza delle altre canzoni che sicuramente già dalle prima note vi ricorderanno altri pezzi del repertorio di Eros, con diversi passaggi techno riesce benissimo a disegnare uno stato confusionale e creare così la giusta atmosfera per il testo: l’omertà, l’ipocrisia vista con gli occhi di un bambino che poi si scopre essere la terra stessa, suona come una sorta di resoconto e l’augurio dell’arrivo del giudizio divino. L’album si conclude con Come gioielli. Un finale che nonostante i racconti delle altre tracce guarda al futuro con positività e nell’attesa si cerca di conservare quel che di prezioso abbiamo, quelle certezze, quelle radici da tenere strette in attesa del momento giusto per lanciarsi in volo e ricominciare a ricostruire.
Un bel disco ma d’altronde con lui si va abbastanza sul sicuro, a tratti più per i fans ma con alcuni punti forti che sicuramente troviamo col primo singolo Parla con me con il suo bel e immancabile duo chitarra acustica, semplice ma sempre di effetto e con degli altri che non possono che promettere bene, come Controvento che prevediamo ritrovarci come secondo singolo in autunno.
Non male neanche la grafica del package: una bella foto in bianco e nero ed elegante come copertina che apre un booklet fotografico con tutti i testi per un totale di 64 pagine, esclusivo di questa edizione alla quale ne seguirà un’altra nei prossimi mesi in jewel (la classica confezione di plastica).
|