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Mettete da parte snobismi e manierismi, signore e signori, perché quello dei toscani Devastator è vero, dannatissimo punk. Un punk, è vero, riveduto e corretto dalle varie influenze e dall’apporto personale dei membri. Ma gli ingredienti ci sono tutti: zero orpelli, ironia a valanga e tanto, tanto divertimento. I Devastator nascono a Lucca nel 2001, col nome di Violent Ouverture; dopo alcuni promo, nel 2005 pubblicano il primo album autoprodotto, dal titolo Thrash’n’War, seguito, due anni dopo, da Alcoholic Invasion. Dal 2006 in poi, li vediamo in giro in tutta Italia, ospiti in vari festival e compilation, più qualche scorribanda in alcune serate organizzate dal network Rock TV. Solo all’inizio del 2009, attraverso i consueti cambi di formazione, nome e logo, sono arrivati alla lineup attuale. Underground’n’Roll è il loro terzo album da studio, ed è persino difficile descrivere che razza di energia sprigioni, senza fare ricorso a immagini volutamente iperboliche ed esilaranti. Niente a che vedere con il nome della band che potrebbe far pensare a scenari apocalittici in stile doom metal. Siamo lontani anche dal filone punk-demenziale. Ma, ciononostante, è impossibile rimanere seri leggendo titoli come Satan Porno Dog, Cemetery Beach, No Scout? Yes Party!, Rotten Surf, Metal J.Fox. La matrice punk di Underground’n’Roll si arricchisce, fin dal primo ascolto, di colorite pennellate che vanno dal trash metal (Metal J.Fox, Hypocrisy, Rotten Surf) all’hard rock (Cemetery Beach, My Sweet Cardinal) al punk hardcore (A Very Famous Corpse). Il valore aggiunto dei Devastator è un’ironia corrosiva, nei testi, nella performance, nell’artwork: sarà anche uno dei caratteri distintivi del punk, ma ultimamente niente va più dato per scontato. Da ascoltare, sicuramente. A meno che non siate troppo seri…
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