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Ad un paio d’anni dal convincente “The Alternative”, Kingdom Of Welcome Addiction è la nuova fatica del talentuoso e carismatico Chris Corner (già leader della band inglese degli Sneaker Pimps) e del suo progetto IAMX. Si tratta di disco prodotto con innegabile maestria ed eleganza dove intrecci di melodie synt pop sono bagnate dalla rugiada melanconica del dark, senza lasciarsi mai tentare da pomposi orpelli gotici . I richiami ispirativi risultano piuttosto evidenti: dalle atmosfere cupe dei Depeche Mode alla grinta dei Placebo fino alle sdolcinerie new romantic degli Alphaville. Ciò che colpisce è la compattezza del “sound”, potente ed elegante per tutta la durata dell’album. Le sonorità sono caratterizzate dall’utilizzo di molta elettronica analogica e da una sezione ritmica dominata dall’uso tambureggiante del basso e da una batteria ricca di riverbero che batte in due quarti. Gli anni ottanta sono proprio dietro l’angolo! L’intro di un basso pulsante alla Doctor Who (sigla di una popolare serie televisiva britannica di fantascienza prodotta dalla BBC a partire dal 1963) ci introduce alla ballata elettro-dark di “Nature Of Inviting”, brano di apertura di “Kingdom Of Welcome Addiction” in cui all’incedere ossessivo della batteria si accompagna una voce angosciata che ripete ossessivamente le parole “I love you, I hate you” gettandoci in uno stato d’angoscia. La title track “Kingdom Of Welcome Addiction” (così come la successiva “Tear Garden”), è introdotta dalle note di un piano malinconico per poi proseguire su un tappeto di suoni elettronici su cui si poggia, splendida, la voce di Chris Corner. Se la ballata elettro dark di “My Secret Friend”sa troppo di “già sentito anni ottanta”, “I Am Terrified”, invece, ci scalda il cuore con il gelo regalandoci uno dei momenti migliori del disco. Con “Think of England” IAMX gioca d’astuzia: è un pezzo tirato ed orecchiabile quanto basta per non farlo più uscire dalla testa. L’atmosfera si fa più pacata, intima e struggente con “The Stupi and The Proud , che si apre con un lapidario “God is dead” su un carillon funereo. Niente male davvero! “The Great Shipwreck Of Life” ammicca al ballo e fa l’occhiolino al mainstream. A sottolineare che le atmosfere più intime sono i momenti più ispirati, “Kingdom Of Welcome Addiction” si conclude con la dolce ballata “Running”. Il canto sussurrato di Chris Corner è sostenuto da un arrangiamento minimale fatto di echi e riverberi per poi sfumare nel sound di una batteria che progressivamente svanisce nel nulla, alla stregua della Five Years di bowiana memoria. Disco, tutto sommato, dalle fasi alterne. Sicuramente, per esperienza diretta, posso dire che IAMIX fa un effetto notevolmente diverso (e migliore) in una dimensione live, dove emerge la personalità carismatica di Cris Corner con il suo il portamento teatrale, l’appeal allampanato, gli occhi stralunati ed il trucco eccessivo proprio come un’icona inarrivabile che ci porta dritti ai tempi di Ziggy Stardust. Concludendo, “Kingdom Of Welcome Addiction” non mancherà di riaccendere, anche questa volta, le nostalgie di ex adolescenti anche se i debiti evidenti verso il passato (ed il parassitismo nei confronti dello stesso), non sempre si traducono in una miscela integra ed originale. Sicuramente lo sarà agli occhi delle nuove generazioni in cerca di Totem da adorare e di coetanei con cui potersi identificare. Cosa che ha garantito al rock di morire e risorgere in continuazione fino ad oggi. Fino, appunto, a IAMX.
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