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Athlete. Una delle band migliori degli ultimi anni del panorama indie rock. Peccato per l’ “uragano” con il quale si sono auto spazzati via, che li ha portati a frenare prima del decollo. Forse più che una frenata è stata un’inchiodata bella e buona.
Beyond The Neighbourhood (2007), infatti, nonostante il buon singolo “Hurricane”, con il quale si sono presentati al pubblico dopo i due precedenti lavori, tutti molto validi (Vehicles And Animals del 2003 e Tourist, del 2005), è stato un vero flop, rendendoli dei brutti anatroccoli nel tremendo lago del marketing musicale. I brutti anatroccoli, però, non si arrendono. Sanno di valere più di così, e decidono di diventare dei “cigni neri”... Eccolo: “Black Swan”, distribuito dalla Friction nell'agosto 2009, in tutto il mondo! Il loro quarto album sbarca nei negozi di musica, con una copertina eccezionalmente particolare, come al loro solito, che richiama un po’ (forse risultando blasfema) i Pink Floyd. Il biglietto da visita è “Superhuman Touch”, accompagnato da un video dai colori scuri e dalle immagini “sovrannaturali”, anche se dà un po’ l’idea di essere stato costruito appositamente per quella ragazzina seduta mentre legge Twilight (se va bene, altrimenti Moccia), e sogna di sposare Robert Pattison vestita da angelo nero con le Converse. La band comunque appare più sicura, più partecipe, e l’attenzione non è più concentrata solo sul leader Joel Pott, ma anche sul resto della band che lavora con i suoni in maniera originale e spontanea. Il pezzo, pop-rock, sulle orme di “Hurricane”, è un buon inizio per questo album che, sebbene non si discosti per niente dal sound tipico athletiano, si distingue per la maggiore maturità acquisita con il tempo. I pezzi sono semplici, pochissimi i momenti in cui “osano”, forse scottati dal prematuro azzardo di due anni prima, ma il risultato è più che buono. La seconda track è “The Getaway”, che, insieme a “Black Swan Song”, riportano un po’ al sound vecchio di Vehicles And Animals, forse per questo motivo sono tra i pezzi più gradevoli dell’album. Carine anche “Love Come Rescue” e “The Unknown”, pezzi dolci ed affettuosi. L’album comunque in generale ha un’impronta molto sentimentale, amorosa, a differenza dei precedenti. Molto bello il pezzo “Light The Way”, un po’ una canzone coldplayiana, specialmente per l’intro del pezzo, che ricorda vagamente “Speed Of Sound”. Storia simile per “Magical Mistakes”, sperimentale ma fresca. Niente di speciale le track “The Awkward Goodbye” e “The Unknown”, ripetitive e monotone, se le avessero tolte l’album avrebbe fatto lo stesso effetto. Miglior pezzo: “Supernatural Touch”, seguito dalla traccia che chiude “Black Swan”, “Rubik’s Cube”, molto sentita, naturale, intensa.
L’album è buono, la voce di Joel è inconfondibile e decisamente bella. Forse è il momento del decollo, questa volta a bordo di un cigno nero, che ha faticato a prendere il volo, ma che quando lo vedi in cielo, non gli puoi togliere gli occhi di dosso.
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