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09.09.09: come potrebbe “suonare” questo giorno? Ha quei ritmi descrittivi, quelle sonorità tipiche, quei suoni di un’epoca lontana ma che ci ha lasciato un’eredità culturale preziosissima. Un viaggio indietro nel tempo, un ritorno per alcuni all’infanzia, all’adolescenza, per altri un viaggio immaginario in qualcosa che è sempre stato solo raccontato come la nascita di qualcosa ...Sembra strano nell’era del digitale, dell’elettronica, del punk, di internet risentire quei gridolini anni ’60 di Paul McCartney, la batteria di Ringo Starr, rivedere i capelloni di John Lennon e il mistero e la dolcezza chiusi negli occhi di George Harrison, eppure rieccoli qui, nella loro seconda vita, hanno resistito a tutto questo e sono pronti di nuovo a regalare l’emozione di vedere un loro disco in un negozio, di risentirli alla radio, di vedere le vetrine tappezzate di gadgets con l’inconfondibile loro logo. Un ritorno che suona di nostalgia ma che affascina tutti, dai fans ai ragazzini con il videogioco The Beatles Rockband appena uscito.
“La band si è sciolta. Non è una tragedia: ci sono i dischi, ascoltateli” ...disse giustamente John Lennon. Ideato in qualche modo da Jacques Le Goff, il progetto delle rimasterizzazioni dei Beatles risale a dieci anni fa, quando lo stesso Goff lanciò l’idea di identificare le 13 cose che segnarono il Novecento. Ed eccoli qui. Non potevano certo mancare loro! Quattro anni di lavoro certosino su quelli che possiamo definire tranquillamente pezzi storici. Tecnologie moderne messe a disposizione della purezza e della genuinità, della limpidità del fantastico lavoro, della passione dei Fab Four e della musica “non contaminata” di allora, il tutto nella stessa magica atmosfera dei leggendari studi di Abbey Road che videro il crearsi dell’intera produzione beatlesiana della quale indiscusso protagonista fu Let It Be. Let It Be è sostanzialmente il capitolo che racconta attraverso la sua realizzazione, le sue fasi e anche le sue evoluzioni e trasformazioni, l’arrivo lento allo scioglimento della band. Con l’originale titolo di Get Back, Let It Be era stato concepito da Paul McCartney come un risollevamento della band da un periodo di “calo di ispirazione”. Il 1969 fu un anno ricco sotto molti aspetti (inutile raccontare il successo di Abbey Road e di altri precedenti dischi che continuavano a replicarsi), ma fu anche l’anno dei primi scontri e dissapori all’interno del gruppo e il nascere dell’idea verso una carriere solista. L’intento di McCartney era quello di tornare un po' all’origine (da qui il titolo Get Back) di Please Please Me sia nelle sonorità che nelle tecniche di registrazione. Iniziarono così le sessions audio e riprese video che dovevano andare a realizzare una specie di documentario (sarebbe stato forse il primo della nostra odierna lunga serie). Il progetto fu l’antecedente del leggendario concerto sui tetti dei Apple Records del 30 Gennaio 1969, nel quale l’idea di McCartney sfumò non fallendo però nel prefissato obbiettivo, ovvero quello di rimettere di nuovo i Beatles in prima linea nella scena musicale e in prima pagina, e ci riuscì, non solo per quell’epoca ma per i successivi 40 anni, tant’è che l’immagine di quel concerto è una delle più diffuse del quartetto e anche una di quelle più ricche di aneddoti, come quello che vede la pelliccia indossata da Lennon come prestatagli da Yoko Ono. Il lavoro dedicato a Get Back non fu però sprecato e nel 1970 fù ribattezzato Let It Be. Titolo dell’omonima canzone che conquistò l’Oscar come miglior colonna sonora che, insieme a Get Back e The Long And Winding Road rappresentano ancora oggi delle pietre miliari del panorama pop mondiale. Come l’intera produzione dei Beatles ognuna nasconde dei segreti e dei misteri al suo interno, come quello riguardante la stessa copertina dell’album e sul perché Paul McCartney guardasse in un’altra direzione rispetto agli altri tre... solo un altro dei tanti interrogativi/enigmi iniziati già con Abbey Road che andavano, forse volutamente, a fumentare la legenda “Paul Is Dead“, piccoli trucchetti musicali, storie personali come la stessa Let It Be che McCartney dedicò alla mamma, intrighi, diverbi anche con l’allora produttore Phil Spector per la suddetta The Long And Winding Road o come quello riguardante la stessa Get Back tra Paul che fu accusato di “razzismo” per i contenuti del testo e John che ormai consolidato il rapporto con Yoko Ono si sentiva messo in causa. Il tutto fece si che il lavoro non uscisse come desiderato. Fu solo nel 2003 che Let It Be su espresso desiderio dello stesso George Harrison morto nel 2001 e Paul McCartney, vide la sua vera identificazione nell’iniziale idea piuttosto che in quella del “muro del suono” (tecnica audio usata e ideata dallo stesso Spector che ne curò l’arrangiamento), sotto il nome di Let It Be... Naked. Il disco, in poche edizioni limitate era accompagnato da un secondo cd contenente conversazioni tenute dai 4 in sala di registrazione durante le prove.
Straordinario è comunque il lavoro della EMI che ci fa - più che ritrovare - riscoprire qui le 12 canzoni originali, ripulite e maggiormente delineate e scandite nei suoni, nei passaggi e nelle sfumature, tenendo assolutamente fede alla copertina e agli artwork all’interno, arricchiti di note e foto di archivio mai viste prima! Dei gioielli da collezione singolarmente ma una vera e propria enciclopedia del pop racchiusa nei costosissimi cofanetti The Stereo Albums e The Beatles In Mono, in vendita solo in edizione limitata.
Una celebrazione, un’incoronazione metaforica assolutamente meritata a coloro che non furono soltanto i pionieri del pop, ma anche il primo vero e proprio fenomeno mediatico, capace di fissarsi nella società, nella cultura e nella vita delle persone attraverso l’immagine, la musica e i messaggi, segnando una generazione e contribuendo alla sua evoluzione e modernizzazione attraverso costumi e mode.
Gioia, dolcezza, ricordi, nostalgia... Come suona questo 09.09.09? Suona Beatles!!
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