|
«Fight to get it back again» è il mantra del primo, potente e trascinante, singolo “The Fixer”, e probabilmente la ricerca (quasi disperata) nel tentativo di sistemare le cose è facilmente assimilabile a quella che è la storia recente dei Pearl Jam. Una band forse invecchiata prima del previsto, che dopo le mirabolanti avventure discografiche dello scorso decennio (da Ten a Binaural hanno tirato fuori un grande disco dopo l’altro) si è ritrovata a stringere, blandamente, la cinghia dell’ispirazione dando alle stampe due album piuttosto mediocri come Riot Act e Avocado. Poi è arrivato lo splendido lavoro di Eddie Vedder per Into The Wild di Sean Penn, e un po’ tutti ci siamo attaccati ad esso nella speranza che il successivo disco dei Pearl Jam ne fosse, in qualche modo, positivamente influenzato. Perciò, forse consapevoli di queste aspettative e dei risultati scadenti delle precedenti prove, la band ha cercato in tutti i modi di sistemare le cose. Per prima cosa, ha richiamato in cabina di regia Brendan O’Brien, accantonato forse con troppa fretta in passato, il quale ha cercato di ridare vita e colore alle composizioni.
Il risultato finale è Backspacer, il più breve dell’intera discografia dei Pearl Jam (11 canzoni per 37 minuti di musica) è un album fresco e grintoso, più vicino all’ “acqua frizzante” che alla “zuppa di fagioli” come affermato dallo stesso Vedder. Gli arrangiamenti (per quanto curati e con alcune soluzioni sonore inedite per i PJ) sono snelli ma allo stesso tempo corposi, quasi punk in alcuni passaggi. Mentre le tematiche che questa volta risultano essere più leggere e quasi solari (l’avvento di Obama, dopo i disastrosi mandati Bush, ha influenzato molto questa direzione dei brani in fase di scrittura) sono comunque equilibrate dalla vena malinconica dei brani firmati da Eddie Vedder: “Just Breathe” che con il suo arpeggio richiama direttamente le pagine migliori di Into The Wild, “Speed Of Sound” dalla melodia sublime, canzone che circolava in forma embrionale già da qualche mese e che qui viene riproposta con un arrangiamento forse un po’ ridondante e dai suoni non particolarmente entusiasmanti (la batteria e le tastiere sembrano quasi dei Midi) ed infine “The End”, disperato e commovente appello d’amore con la voce di Vedder quasi sempre sul punto di spezzarsi. Quasi la metafora stessa del gruppo in questi ultimi anni. Quasi si frantuma, ma poi resiste. Più forte di prima. Si elevano maestosamente dal lotto, brani eccellenti come “Got Some” con le sue soluzioni musical-melodiche mai banali (è l’unica firmata dal bassista Jeff Ament, se non il più geniale, sicuramente il mai banale ed incompreso songwriter della band) e “Amongst The Waves”, una canzone in puro stile jammer dal ritornello killer. “Unthough Unknown” e “Force Of Nature” per quanto di pregevole fattura (più la prima che la seconda) sembrano avere qualche lacuna (a livello di arrangiamento e composizione) che non permette loro di primeggiare come le precedenti due segnalate. Infine se “Gonna See My Friend” è un pezzo rock onesto e senza eccessive pretese (con qualche vago richiamo ai primi Who, gruppo molto caro a Vedder), “Johnny Guitar” e “Supersonic” sono due delle cose più brutte mai prodotte dalla band di Seattle, e neanche i patetici bridge costituiti da pallide imitazioni dei Rage Against The Machine riescono ad elevarli dalla pura mediocrità.
C’era chi si aspettava molto, c’era chi non si aspettava proprio nulla e qualcun altro che aveva previsto un disco senza infamia e senza lode. Ma al nono album in studio, ai Pearl Jam probabilmente sarebbe stato davvero crudele (tenuto conto delle difficoltà passate) chiedere qualcosa migliore dell’onestissimo album che possiamo stringere ora tra le mani. Backspacer è un disco di spessore, con momenti altissimi di puro godimento adrenalinico ed altri di elevato e commovente lirismo, ma non è un capolavoro, perché mancano quei brani che ti spezzano le gambe e il cuore e purtroppo, invece, trovano spazio anche composizioni di dubbio valore. Nel frattempo abbiamo ritrovato una band rinvigorita e con voglia di suonare e divertirsi ed un musicista/ cantante/ leader che ha ricominciato a prendere per mano tutti quelli che hanno ancora voglia di volare in alto tra le sue melodiche e preziose corde vocali. Ed è tanta roba.
|