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Grizzly Bear
Veckatimest
2009
Warp Records
di Marco Jeannin
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Spesso e volentieri le cose più semplici sono le più complesse da ottenere, in modo speciale in campo creativo. C’è chi ha passato una vita alla ricerca di un tratto pittorico che fosse anche solo lontanamente comparabile con la freschezza e l’originalità del tratto di un bambino. Per non parlare della spontaneità del parlato e via discorrendo: è molto arduo ottenere una sintesi valida in grado di racchiudere un’idea ed esprimerla nel modo più diretto possibile. Un mio vecchio insegnante continuava a ripetermi fino alla nausea che alla semplicità si perviene. E’ un concetto che si è ben radicato in me e ha bene o male sempre influenzato il mio giudizio per quanto riguarda il favoloso mondo della creatività. Ascoltando Veckatimest dei Grizzly Bear ho avuto l’ennesima occasione di mettermi alla prova, sperimentando sul campo quest’assioma universale.
Alla semplicità dunque, si perviene. Veckatimest è il terzo album della band di Brooklyn, vertice estremo di un percorso iniziato circa nel 2004 e costellato da una buona dose di successi via via sempre crescenti, tanto da entrare nelle grazie di Johnny Greenwood dei Radiohead e combattere per le posizioni più alte, ci scommetto, nelle classifiche di fine anno dei migliori album. I dodici pezzi che compongono il disco sono un buon esempio di come un album nel 2009 debba essere strutturato per fare breccia nel cuore del critico e dell’appassionato più intrippato. C’è tanta melodia, molto ariosa e colorata che prende spunto dal folk e dalla psichedelia, mitigata da quell’immancabile piglio indie da band di livello e da un sacco di buone idee in tema di arrangiamenti, spunti floreali anni Sessanta che creano atmosfere innegabilmente affascinanti ed intelligenti. Ecco, la prima impressione è di trovarsi di fronte ad un album intelligente, maturo se vogliamo. Il lavoro fatto in termini di produzione è molto accurato e si avvale della presenza di Nico Muhly, compositore ventinovenne e di Victoria Legrand dei Beach House come contributo vocale. Trovarsi a che fare con un album di questo livello è interessante e non nascondo l’entusiasmo provato nei primi ascolti. Ho però avuto una sorta di rigetto sulla lunga distanza dovuto a quelli che in principio ho considerato come i punti forti. Il disco è innegabilmente robusto, ma forse si spinge troppo oltre nella ricerca di una raffinatezza sonora che sa tanto di lusso non necessario. Perché ad un certo punto sarebbe cosa gradita che i nostri prendessero una posizione più definita senza restare a cavallo del pop contaminato. In questo senso preferisco di gran lunga l’ultimo degli Animal Collective, notevolmente più caratterizzato, ma evidentemente meno ruffiano. Veckatimest un po’ ruffiano lo è, e questa cosa non la reggo. Preso atto di ciò, il disco è arduo da digerire, e pur sapendolo ci si costringe a mandarlo giù fino in fondo. Esattamente come quando hai per le mani quello che a detta di tutti è un ottimo libro ma che con te proprio non ingrana. Arrivati a metà però si è entrati nella sfera della sfida personale e piantarlo a metà vorrebbe dire venire clamorosamente sconfitti. Veckatimest è il libro in questione, che si apre con un buon prologo (Southern Point) e che ha in About Face, Ready Able e While You Wait For The Others (singolo decisamente azzeccato) i capitoli migliori, quelli che fanno ripensare con nostalgia ad un tempo che fu, riportandolo in vita attraverso immagini vivide e colorate.
Mi venga perdonato però l’azzardo, ma comincio ad essere un po’ stufo di questo genere di album, fin troppo belli e maledettamente costruiti tanto da far venire la nausea. Il sottoscritto necessita di nuova linfa e crede che il genere stesso (ma quale? L’indie folk? L’indie pop folk? La psichedelia indie? Non so nemmeno come chiamarlo) debba darsi una mossa. La lezione è stata ampiamente imparata ed ora non serve vantarsi di saperla a menadito. Sarebbe bello invece ricominciare da capo e rinnovare il tutto con qualcosa di più nuovo e semplice. Che, come dico sempre, non vuol dire più facile.
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02/10/2009 -
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