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Ritorno discografico per i danesi Mew dopo ben quattro anni di attesa,. Dopo averci incantato con il bellissimo "And the Glass Handed Kites" (2006), la band si presenta con un nuovo lavoro a base di un ricercato indie-rock alternativo (da loro goliardicamente battezzato “pretentious art rock”). L'album è stato registrato a Brooklyn lo scorso anno dal producer Rich Costey già a lavoro con Muse e Interpol. La copertina è eccentrica come il titolo stesso dell’album. Formatosi nel 1994, i ragazzi di Hellerup sono tra i gruppi più originali ed interessanti della scena indipendente europea grazie all'aver saputo creare un bilanciato compromesso tra sperimentazione e pop. Con l’approdo ad una major discografica del calibro di Sony BMG, i Mew sembrano aver finalmente raggiunto la loro maturità artistica. La loro miscela a base di rock psichedelico, prog, elettronica, post-rock si fa sempre più intrigante e definita.
Che i gruppi scandinavi siano tutti meravigliosamente legati tra loro da un comune sensibilità lo si capisce subito dal brano di apertura del disco, lo splendido dream pop di “New Terrain”. Come “Into” dei Sigur Ros (brano che apriva l’indimenticabile "Agaetis Byrjun"), “New Terrain” inizia con un effetto estraniante di tracce suonate al contrario secondo la migliore tradizione della psichedelia britannica (“Tomorrow Never Knows” dei Beatles, in primis), che dona al brano un'atmosfera onirica. “Introducing Palace Players” inizia con una ritmica funky e nevrotica che ci riporta alla mente certi riff dei Red Hot Chili Peppers, prima di abbandonarsi ai tappeti sonori dal sapore prog a cui si va ad aggiungere l’algida voce di Jonas Bjerre. Mentre “Beach” è una perfetta canzone di un raffinato pop, “Repeater Beater” è invece un pezzo più cupo e tirato dove domina il ritmo incessante e regolare di batteria e chitarra elettrica con arrangiamenti di tastiere molto simili alla prima traccia del disco. “Silas The Magic Car” è un momento interlocutorio che infonde al disco un’atmosfera pacata e rilassante. La produzione è, anche in questo caso, molto raffinata, con il suono soffuso di campanellini che dolcemente accompagna quello della voce di Jonas Bjerre. “Cartoons And Macramé Wounds” è il pezzo più lungo (ed uno dei più convincenti) dell'album: una cavalcata psichedelica ricca di ritmiche rallentate ed intermezzi lisergici che ci riassume, in quasi sette minuti e mezzo, tutto lo spirito dell’album. In “Hawaii Dream”, i Mew hanno cercato di sperimentare nuove soluzioni per la loro musica. “Hawaii” ha un inizio melodico e percussivo che ricorda, per molti versi, certi lavori dei TV On The Radio. “Vaccine” nonostante un superbo intro di synth molto simile a quello usato dai Cranes per la loro “Paris And Rome”, inizia a sapere, dopo oltre 30 minuti di ascolto, di melassa ridondante. “Reprise”, ricco di impasti sonori di sintetizzatori e di atmosfere progressive anni settanta, è il brano che conclude un disco dai toni radiosi e rasserenanti.
Vi sono molti spunti geniali anche se va detto che a volte non è stata sufficiente una produzione superba ad evitare delle cadute di tensione negli oltre cinquantatrè minuti di durata del progetto. Ma forse, per fare di “No More Stories...” un capolavoro, bastava portarne la durata ad una quarantina di minuti. Proprio come il formato del vecchio vinile, che serviva (in questi casi) a preservare l’artista da inutili tentazioni da bonus track.
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