|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Airbag
Identity
2009
Karisma
di Eugenio Vicedomini
|
|
Eccellente debut album della band norvegese degli Airbag, che ci avvolgono con un progressive rock dal battito lento e sognante. “Identity” è un disco dalle melodie pacate e dalle atmosfere siderali e psichedeliche. Per darvi un’idea, prendete i Pink Floyd targati Roger Waters, proseguite con i Porcupine Tree e traghettateli nella fredda e cupa melanconia scandinava. Ne viene fuori un'alchimia musicale delicata, morbida e crepuscolare.
Il sound degli Airbag riesce letteralmente a rapire l’ascoltatore, avvolgendolo tra melodie raffinate e sognanti, tra tappeti di tastiere e deliziosi arpeggi di chitarra. Non ci sono grossi trucchi a livello di produzione. Nè si trasborda (grazie a Dio!) nell’autocompiacimento e nei capricci scolastici di stampo wakemaniano. "Identity" è un prodotto suonato con semplicità e trasporto, come se il progressive fosse nato ieri sera. Il dico si apre con "Prelude" dove il ticchettio di un orologio entra progressivamente all’interno di un suono delicato di sintetizzatore. Questa atmosfera eterea e sospesa viene rotta improvvisamente dal canto melanconico di una chitarra il cui assolo sembra uscito direttamente dalle corde di Steve Hackett o da quelle di David Gilmour. All’atmosfera fiabesca del primo pezzo segue "No Escape", una melodia (con pennellate quà e là di retrogusto pop) molto ben congegnata che riecheggia certe atmosfere crepuscolari new wave anni Ottanta. La voce soffusa e sofferta del cantante Tostrup è sostenuta dai riff graffianti della onnipresente chitarra elettrica di Rijs. "Safe Like You" entra dapprima sorniona, con il ritmo della batteria che si accompagna dolcemente alla voce, per poi salire di dinamica in un crescendo finale veramente intenso. E’ il brano più marcatamente pop del disco. Per fortuna il fluido rosa di un pianoforte bagnato dalla rugiada invernale ci introduce a "Steal My Soul", un brano cantato in intimità che colpisce subito per suo incedere lento e sofferto. Il modo di cantare, così come l’arrangiamento chitarristico, ci ricorda molto David Gilmour. Si prosegue con la melanconia di “Feeling Less” e, quindi, con la lunga “Colours” brano che ci avvolge e ci porta in un viaggio immaginario lungo i fiordi di Bergen. “How I Wanna Be” e la splendida “Sound That I Hear” confermano, ancora una volta, la maturità compositiva e la carica emozionale della band di Oslo.
Ottimo esempio di come si possa essere classici e moderni al tempo stesso. Per questo motivo non posso che raccomandarvi di ascoltare questo disco con attenzione, al crepuscolo della sera e ad un volume importante.
|
|
21/10/2009 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|