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Mamamicarburo da Correggio. Quasi venti anni di musica alle spalle, e non sentirli affatto.
Rock potente e tutto italiano: “Barcelona”, tra l’altro, è il quarto disco di una band che fa dell'heavy metal un affidabile punto di partenza, da cui però distanziarsi abilmente ogni volta che il sound si fa – a seconda delle necessità – più melodico o ricercato. Mama uber alles lascia subito intendere che si fa sul serio. Che quando Matteo Margotti – la voce del gruppo – grida, lo fa per davvero. Si respira energia a pieni polmoni, violenti echi metallari si sciolgono in una melodia diretta coinvolgente. Ed è comunque la varietà musicale a sorprendere, nel disco. Lucy crea un perfetto equilibrio tra testi e musica, una canzone vivace e potente, L'estate è sempre inutile è una ballata romantica tra Negrita e Litfiba, e se Barcelona sembra fatta apposta per essere gridata a squarciagola in auto, Schmerzmittel riporta il sound sui binari diretti del rock più duro: poco incisivo, però, soltanto il testo. In Sesto Senso sembra di risentire gli U2, e da questo primo impatto, ecco svilupparsi con personalità una canzone quasi pop, semplice e intensa. Fatti fottere e In-sensibile vanno quasi a braccetto, canzoni di rock violento ma che sanno anche regalare momenti di inaspettato e godibilissimo tepore musicale. A chiudere – con euforia – il disco, il divertente e scanzonato riff+testo di Plaster Caster, a testimonianza della capacità dei Mamamicarburo di reinventare e declinare in varie forme il loro rock. E poi La guerra fuori, dove la batteria è tosta davvero, le parole antimilitariste pure, e il ritornello è di quelli che ti va da cantare, senza pensarci su due volte: soddisfatto e incazzato allo stesso tempo.
Dieci canzoni che non deludono, queste dei Mamamicarburo. Che fa bene ascoltare, che ci portano alle radici più schiette del rock Made in Italy, che danno energia. Canzoni di una scena rock “sommersa”, ma che non sfigura se paragonata a quella visibile. E che, intrecciando varie coordinate musicali, riescono con ironia e prepotenza a mettere la X nel punto giusto, su quel territorio indicato con quattro, semplici lettere: ROCK.
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