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Maximo Park
Quicken The Heart
2009
Warp Records
di Marco Jeannin
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Partiamo dal contesto. Warp Records di Sheffield. Non una major ma un’indipendente che porta i Maximo Park di Newcastle al numero uno della classifica inglese. C’è un segreto? Perché mica tutti riescono ad arrivare fin lassù, impresa ancor più ardua se si considera che i Maximo non sono, o meglio non erano ancora un nome da far supporre cotanto successo. Sarà merito della produzione di Nick Launay, uno che ha portato la band negli Stati Uniti per rimettere mano ai demo e rivoluzionarli quanto basta per trasformare buona musica in successo? Forse. Di certo ha fatto fare un bel salto di qualità all’intera band. Serviva qualcuno che portasse alla luce l’anima new wave del gruppo, quell’istinto naturale che ha contraddistinto una miriade di band inglesi a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta e che sembra la direzione che la contemporaneità sta imboccando, senza paura ma con rinnovato spirito. Eppure in Quicken The Heart c’è di più.
Testi interessanti, quel pizzico di esperienza che al terzo album ti auguri di vedere messa all’opera ma che spesso latita a favore di qualche ideuzza fin troppo commerciale. Quicken The Heart invece ha conquistato il primo posto senza svendere niente di quanto di buono c’è stato nelle puntate precedenti, magari levigando gli spigoli e abbassando il ritmo della gioventù di Apply Some Pressure. Non che manchino gli inni, vedi Calm e soprattutto l’ottima The Kids Are Sick Again, l’apice del disco, ma sembra che i Nostri siano veramente cresciuti e che oramai gente come gli Smiths e i Pixies rappresentino qualcosa di diverso rispetto agli inizi: il traguardo non è più così lontano ed irraggiungibile. Alla caccia della consacrazione creativa, Paul Smith e famiglia hanno centrato l’obiettivo commerciale. Insomma, due piccioni con una fava. È tutto oro quello che luccica? La copertina dell’album sicuramente sì, il contenuto però ha bisogno di una sbirciatina più attenta. Dodici pezzi che potevano tranquillamente essere dieci per rendere il tutto un po’ più compatto ed evitare qualche calo legato alla ridondanza di un certo modus operandi. Niente di trascendentale ma sarebbe stato più scaltro dare risalto alle tante belle idee evitando di diluirle troppo, difetto che risulta un pelo nell’uovo consistente. E comunque i Pearl Jam hanno dimostrato che non è un disonore fare album “corti”. Facendo le pulci ai promossi e ai bocciati direi che nel primo lotto finiscono le già citate The Kids Are Sick Again e Calm, cui fanno eco la track d’apertura Wrathlike, In Another World, The Penultimate Clinic e l’ironica A Cloud Of Mystery. Il resto non è da bocciare e non è nemmeno riempitivo. È solamente variazione sul tema. Che non è male, ma che forse andava dosata meglio.
Quicken The Heart è il disco che parte in sordina e che lentamente cresce e mette in luce tutta la consistenza di cui è fatto. È una dote invidiabile che inevitabilmente cambia il punto di vista con cui ci si appresta ad affrontare un futuro che si spera sia lastricato d’oro. Sarebbe un bel guadagno per tutti.
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06/11/2009 -
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