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Ignore The Ignorant è il quarto album dei Cribs, usciti allo scoperto grazie all’immenso fiuto della Wichita, che nel marzo del 2004 pubblicò il loro omonimo esordio. Gary (basso e voce), Ryan (chitarra) e Ross Jarman (batteria) si classificarono, sin da subito, come promettenti indie-rockers dalle magliette aderenti e sfarzosamente punk. Erano un trio perfetto da basso-chiatarra-batteria capaci di tirare fuori, come da un block notes macchiato di birra, testi individualisti in riff spezzati e finemente accompagnati da un adeguato spaesamento tardo-adolescenziale. Il tutto era una perfetta intelaiatura per l’indie-rock britannico che in tempi ‘Strokes-isti’ permetteva ai tre fratellini Jarman di incassare a casa propria bei colpi. Poi arrivarono i ‘pezzacci’ come “Another Number”, “Hey Scenesters!”, “Mirror Kissers” e “Martell” e fu tripudio indie-skinny. La Wichita, che nel frattempo badava anche ai Bloc Party, non può lasciarseli scappare e lancia sul mercato il secondo album: The New Fellas (2005) che rappresenta, tuttora, il miglior lavoro dei Cribs. Passa per buono anche la terza prova Men's Needs Women's Needs Whatever (2007) anche se suona tanto di disco realizzato per colmare un silenzio produttivo che si protendeva da ben due anni. Un disco, cioè, che in realtà doveva spezzare il silenzio e creare l’attesa del vero esordio (quello con Marr) strizzando, intanto, l’occhio e con i soliti espedienti ad una fascia più estesa di pubblico.
Con Ignore The Ignorant (Wichita, 2009) i Cribs hanno corretto (e corrotto) di gran lunga il tiro. Con la nuova formazione a quattro che comprende, ufficialmente dal 2008, alla chitarra l’ex-Smiths Johnny Marr, si allontanano definitivamente da quell’ottimo ‘semplicismo’ lo-fi che caratterizzò il loro esordio, pesando al dettaglio una mediocre ‘complessità’ più rock. La vena pop fatica questa volta ad emergere ma quando lo fa rivela ancora una certa capacità di coinvolgere con pezzi come “We Share The Same Skies” o “City Of Bugs”. Rispetto ai precedenti lavori si respira una accresciuta compattezza di produzione e una maggiore unitarietà di stile in brani più maturi e, indubbiamente, abbastanza radiofonici. Insomma all’ascolto sono ancora i Cribs ma diciamo, tranquillamente, che i ‘tagli’ e le ‘aggiunte’ di chitarra (eccessivamente tirate) risultano, leggermente, contro la loro natura. In “So Hot Now” pare di ascoltare i Nirvana. Ottima prova è “Stick To Yr Guns” dove la voce di Gary emerge più ‘raucamente’ naturale senza squilibrarsi in picchi smisurati. Niente male neppure “Hari-Kari” sul cui finale la chitarra di Marr si accompagna perfettamente ai ritornelli gutturali in stile old Cribs. Se i pezzi dei fratelli Jarman si sono, sempre, distinti per una durata piuttosto breve, in cui commistioni chiassose ma pulite e lineari rendevano agile l’ascolto, stavolta, invece, le idee maggiormente pompose declinate nell’aggiunta di un ‘quarto elemento’ rischiano di acchiappare tutto e di non portare a casa niente.
È utopico (e poco umano) sperare che una band dimostratasi mediamente brava lo sia per il resto della vita: rischierebbe di suonare come gli U2 (direbbe un vecchio amico) e forse, in tal caso, ci siamo quasi. Al momento i Cribs sono impegnati ad aprire il tour nord-europeo dei Franz Ferdinand che, sicuramente, gli consentirà ancora per un po’ il mantenimento necessario. Ma attenzione, perché giurano solennemente che una volta terminato il rodaggio live torneranno, immediatamente, in studio per un quinto album. Labor-intensive! Verrebbe da ammonirli, magari cantandogli “You’re gonna lose us”....
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