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Avete presente quei quattro tizi mascherati? Quello con la stella, il demone con la lingua lunga, l’uomo spaziale e il “micione”? Beh se non sapete di chi sto parlando, vi siete persi trentacinque anni di rock‘n’roll! In caso contrario sapete benissimo di chi sto parlando: i Kiss, sì, proprio loro che dopo undici anni dall’ultimo lavoro sono tornati con un nuovo album, “Sonic Boom”. Per i fanatici del genere, come me, è una gioia immensa; dopo il declino del rock, lo spopolare dell’hip-hop e della musica commerciale in generale che ha sfornato gruppetti dalla durata massima di qualche hanno, questo CD è una boccata d’aria fresca per nostalgici degli anni ’70. Certo stiamo parlando di un gruppo che supera i 200 anni di età complessivi, ma alla fine quello che conta è la musica, il ritmo, i riff e i soli di chitarra e da questo punto di vista i quattro di New York con “Sonic Boom” convincono. Bando alle sperimentazioni, qui si parla di rock vecchia scuola.
Anche con il cambiamento di formazione (Tommy Thayer chitarra solista ed Eric Singer alla batteria) la formula è sempre la stessa, d’altronde i Kiss sono uno dei fenomeni musicali più redditizi della storia, i capitalisti della musica, che hanno fatturato milioni di dollari con cd, dvd, magliette, film, fumetti, videogiochi, bambolotti e addirittura bare: avete capito bene, quelle per la sepoltura! Perché rischiare? Il prodotto vende e alla fine è anche buono.
Dopo l’ultimo lavoro, “Psycho Circus” del 1998, che non convinse troppo pubblico e critica, i Kiss si sono rinnovati, anzi più che rinnovati, ritrovati, presentandoci un lavoro quasi stupefacente per gli amanti del genere, lasciando di stucco anche i critici più scettici. Il gruppo sembra proprio ringiovanito, sotto tutti i punti di vista: ottime prestazioni strumentali e canore sia sull’album che dal vivo, già confermate nella precedente tournèe del 2007 “Alive 35”, che ha sottoposto il gruppo, appunto, a una lunga serie di date in tutti e cinque i continenti. Queste prestazioni si riflettono anche sul nuovo album, dove si nota anche un modo di scrivere canzoni tipiche dei primi Kiss, quasi fossero tornati ventenni: crisi di mezz’età??? Altro indizio del ritorno dei Kiss alle origini è la copertina, con colori sgargianti, che ricorda molto quella di “Rock And Roll Over” del 1976, uno degli album più importanti della band uscito lo stesso anno di “Destroyer” che contiene la famosa “Detroit Rock City”.
Il disco è piuttosto omogeneo, non ci sono infatti quelle “interruzioni” che caratterizzavano gli album precedenti, come ballate strappalacrime o alcune “poppettate” degli anni ’80. I suoni delle chitarre si fanno un po’ più pesanti degli album precedenti, distorsioni più cattive, che non intaccano però lo stile Kiss, fatto di canzoni allegre, festaiole, cui si alternano le voci di Paul Stanley (chitarrista ritmico) e Gene Simmons (bassista). Si potrebbe dire quasi che hanno voluto dare un minimo tocco di modernità a un genere classico. Il nuovo chitarrista solista subentrato al posto del mitico Ace Frehley, s’inserisce benissimo nel gruppo: bei soli, seppure con uno stile diverso da Ace che però non sconvolge il rock kissiano. Il batterista suona praticamente come il vecchio Peter Criss e inoltre esibisce anche le sue abilità canore in uno degli undici pezzi che compongono l’album, “All For The Glory”. Le due new entry non fanno rimpiangere più di tanto i due storici membri. Certo poter avere la band con la sua formazione originale è quello che ogni amante dei Kiss avrebbe voluto, anche se questo concetto vale per qualsiasi altro gruppo, ma in questo caso il famosissimo look dei Kiss gioca a loro favore poiché sembra di assistere a uno spettacolo di creature fantastiche, più che di veri e propri musicisti; questa sensazione, inoltre, viene amplificata proprio nei concerti, grazie alle eccentriche ed esagerate scenografie, con fuochi d’artificio e palchi imponenti. “Modern Day Delilah” è sia singolo sia canzone di apertura del nuovo album, ed è quella che forse spicca di più tra le undici canzoni che compongono l’album; un buon pezzo hard rock con un riffone di chitarra presente nell’intro, e che prosegue anche durante la strofa, che entra in testa; alla strofa segue un bridge, abbastanza classico per il genere, che ci introduce a un ritornello semplice ma efficace: pura potenza. Con questa canzone Paul ci fa capire che è in ottima forma e ci lancia verso la seconda canzone, “Russian Roulette”, nella quale subentra la voce di Gene che, proprio come Paul, non delude le aspettative, facendo riecheggiare la sua ruvida voce per tutta la canzone; un bel brano con la chitarra ritmica stoppata tipo AC/DC nella strofa che muta poi in un ritornello “corale”. In “Stand” vediamo invece i due cantanti alternarsi in un brano che può essere considerato il più commerciale, adatto a finire sulle radio e con un ritornello da cantare a squarciagola ai concerti. Il CD termina con “Say Yeah” che strizza un occhio al periodo anni ’80. Il brano oltre ad essere una buona canzone, è anche un ottimo pezzo di chiusura.
Il discorso musicale comunque procede in maniera abbastanza lineare, cosa che forse ai meno rockettari potrebbe non piacere. In questo caso sarebbe facile pensare alla solita minestra riscaldata, la voglia di non rischiare e quindi marciare sul sicuro tirando fuori vecchi classici rivisitati com'è successo per altre band ma per gli amanti del genere o i fan non è così. Loro riescono a catturare ogni più piccola sfumatura delle canzoni, cosa che anche i più scettici con un pizzico di attenzione in più potranno notare, riuscendo poi a capire il valore di questo CD, che aumenta con la conoscenza della discografia della band e della storia dell’hard rock. Non è fumo, è un vero e proprio concentrato di rock, che spazia tra melodie dure e melodie tendenti al blues, con i tipici riff che il buon vecchio Chuck Berry inventò cinquanta anni fa e che i Kiss hanno usato spesso durante la loro carriera, come tanti altri gruppi (primi fra tutti gli Status Quo). Ecco spiegato l’entusiasmo di pubblico e critica per questo nuovo lavoro della band newyorkese. Il mixaggio è ottimo (e te credo mica stanno con un’etichetta indipendente!): un suono potente, perfetto bilanciamento tra i vari strumenti e cori minuziosamente arrangiati, spesso usati per i ritornelli. L’album si presenta come un triplo CD: l’album vero e proprio “Sonic Boom”, un Greatest Hits di quindici brani intitolato “Kiss Klassics” e un DVD contenente sei live. Questo cofanetto è sicuramente un’ottima mossa commerciale ma è anche l’occasione per molti giovani di avvicinarsi al mondo dei Kiss sotto ogni aspetto: si rivisita la storia della band, se ne apprezzano le gesta dal vivo e soprattutto ci si gusta la nuova fatica della band.
Alla lunga lista delle grandi band riunitesi in questi anni si aggiungono, quindi, anche i Kiss, storici pionieri del rock. La speranza, dunque, è quella di poterli rivedere in Italia per la tournee dell’album, visto e considerato anche l’ottima impressione che fecero al pubblico italiano nel 2007 a Verona per il “Kiss Alive Tour 35”, tanto buona da costringere il gruppo ad aggiungere una data extra a Milano qualche mese dopo.
Riportando alcune tra le citazioni più rappresentative della pellicola “Detroit Rock City”, film del 1999 ambientato nel ‘78, che narra la storia di quattro ragazzi fan dei Kiss che vanno a un loro concerto, possiamo sfiorare solo la superficie di quella che è la grandezza si una delle più grandi rock 'n’roll band di tutti i tempi:
Sono gli eroi dei fumetti in carne ed ossa più significativi dell’era dello spazio! Il fenomeno più sensazionale dell’ultimo decennio! I loro fan sono dei fanatici! Ogni fan ha un suo preferito e ognuno una fantasia da vivere! Il gruppo rock più famoso, i Kiss è giunto in città, per alcuni questo significa ‘guai’ con la G maiuscola… I Kiss bruciano più dell’inferno... a quanto pare sembra proprio di si, anche dopo trentacinque anni.
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