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Dopo l’ottimo “Dall’Impero Delle Tenebre”(2006) ritroviamo il Teatro Degli Orrori (il monile è legato al teatro delle crudeltà di Antonin Artaud) pronti per lancio del loro secondo album “A Sangue Freddo”, sempre per l’etichetta La Tempesta. La band consta di cinque elementi dal curriculum musicale di fine grana. Ex elementi dei One Dimensional Man e di confluiscono in questa band che potremmo definire uno dei progetti più interessanti che l’Italia possa vantare oggi. “A Sangue Freddo”, canzone che dà il titolo all'album, è dedicata a Ken Saro-Wiwa, poeta nigeriano ucciso nel 1995. Le differenze con il precedente lavoro sono poche ma sostanziali, si collocano tutte nella produzione e nel songwriting che, a differenza del passato, risultano meno più fruibili. Questo, però, non intacca affatto la capacità di Pierpaolo Capovilla, e soci, di scrivere testi taglienti, serviti su un rasoio a doppia lama, una affilatissima e precisa, l’altra sfrangiata, che squarcia la carne ad ogni suo passaggio. La musica è ansiogena, vive di momenti sofferenti e delicati, di partenze brucianti. “Padre Nostro” ospita Jacopo Battaglia, batterista degli Zu presente anche in “Die Zeit”, è la summa di quanto appena detto. La sfilza di ospiti illustri non si ferma qui. Proprio in “Die Zeit”, che doveva chiudere questo disco, Giulio Favero (al basso) decide di chiamare un amico importante, Bob (Bloody Beetroots) per sistemare anche la coda di questo lavoro. Nicola Manzan si occupa degli archi in “Alt”, violentissimo brano piazzato a quota nove, e in “Io Ti Aspetto”, straordinaria opener basata sul piano, suonato da Paola Segnana. Registrato, in presa diretta, alle Officine Meccaniche di Milano e masterizzato da Giulio Ragno Favero e Giovanni Versari, presso gli studi Nautilus, questo disco segna un’evoluzione importante per la band, fiore all’occhiello di un’Italia che non si muove solo nell’underground, ma capace di produrre lavori che possono competere, senza vergogna, con le tanto osannate uscite del mercato estero. Grande lavoro!
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