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Port Royal
Dying In Time
2009
N5md / Sleeping Star
di Maria Francesca Palermo
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Atto terzo per la sontuosa elettronica dei Port-Royal, genovesi di nascita, internazionali a casa propria e poco italiani all’estero. Attilio Bruzzone e compagni si ripresentano dopo un’incubazione durata quasi tre anni da Afraid To Dance (Resonant, 2007) ma a quanto pare quella di Dying In Time è stata una lunga ma fruttuosa gestazione.
Nonostante l’onesta diversificazione rispetto ai precedenti due album, l’universo dei Port-Royal resta ancora abbastanza compiuto: tracce che vengono dilatate fino ai dieci minuti entro i quali le sonorità più ambient e i sussurrati contributi vocali si perdono tra i tocchi di synth, protagonisti teatrali assoluti, e le ariosità shoegaze più impalpabili. È il caso di episodi come “Anna Ustinova” o “I Used To Be Sad”. Non chiamatele canzoni, questi sono micro-mondi in perfetta apertura dialogante al punto che risulta quasi difficile capire dove finisce un pezzo e ne inizia un altro. Senza inutili forzature ma con un perfetto e rigoroso tecnicismo le undici tracce dell’album più che lambire il concettualismo post-rock adottano piuttosto le soluzioni più prossime dell’avanguardia analogica. Stati sincopatici, andature isolazioniste e via via una più avvolgente presenza ritmica vengono sovrapposti e sfasati tra loro fornendo un continuo ritorno melodico dal portamento sintetizzato. Indubbi momenti di eccellenza sono “Exhausted Muse/Europe” e “Balding Generation (Losing Hair As We Lose Hope)” dove risuona l’eterea voce di Izumi Suzuki, alias Linda Bjalla. Le inflessioni più incalzanti sono raggiunte con la splendida “Nights In Kiev” e la trasognata “The Photoshopped Prince” dove a prestare voce questa volta è Micheal Wiraszko accompagnato da Natalia Grosiak.
Rispetto ai due precedenti lavori Dying In Time raggiunge a pieno titolo la massima ricchezza concettuale, visiva e cerebrale soprattutto per la capacità di creare dense atmosfere imperscrutabili. Rendiamo merito ai Port-Royal da posizionare tra quelle realtà musicali da prendere seriamente in considerazione. Altro che generazione di quelli che assieme ai capelli perdono anche le speranze. Grazie a loro, qui ed ora, le possiamo solo recuperare.
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28/11/2009 -
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