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A due anni di distanza dall’apprezzato “Forget About”, il loro album d’esordio, i Kiddycar si ripresentano al pubblico con un nuovo disco, davvero bello, e molto particolare.
Il gruppo è originario di Arezzo e può contare su una line up di valore che affianca la straordinaria vocalità di Valentina Cidda, la front girl che si esibisce anche al piano e alle tastiere. Accanto a lei Stefano Santoni, alla chitarra e alla voce, Paolo Ferri, al basso, e Simon Chiappelli, al trombone. Bisogna dire che l’elettronica pervade ogni singola traccia dell’album, dal quale però emergono squisiti arpeggi di chitarra acustica che introducono il canto ammaliante e dalla valenza onirica di Valentina Cidda, autrice anche delle liriche dei brani. La miscela è contagiosa e a tratti estasiante. Nulla può impedire il contagio. Allora tanto vale lasciarsi andare e farsi catturare dalla bellezza di brani come “Drop By Drop”, “You Save Me From Understanding More”, “Another Life” e “Shadow Butterfly”. L’album è compatto ed omogeneo, tutto sulla stessa linea, ben calibrato nella sua morbida e sopraffina delicatezza. E’ un’elettronica che non punge ma, al contrario, ti lascia il tempo per pensare, ti rilassa, fino a raggiungere a volte, durante un ascolto prolungato, un qualche effetto soporifero. Ma l’album è molto ben costruito, ricco di armonie ricercate, e di respiro internazionale. Finalmente, aggiungo io! Infatti non capita molto spesso di poter dire questo riferendosi ad un gruppo italiano.
A volte sembra di ascoltare l’elettronica delicata di Lali Puna, in altre occasioni il raffinato electro pop dei francesi Air, comunque i Kiddycar hanno una loro fisionomia, che diventa sempre più precisa, più originale, sempre all’insegna di una ricerca musicale mai banale. Da ascoltare, è una band che possiede qualità e talento.
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