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I mesi passati dal duo ravennate in USA a suonare si erano già fatti piacevolmente sentire nel concept ep “Girls Was Sent To Grandma's In 1914”, prima prova per Madcap Collective, peraltro. E questo nuovo “You A Lie” conferma la direzione presa. Elliott Smith, Laura Veirs, Cat Power, Josephine Foster, il Sufjan Stevens più folk (penso a "John Wayne Gacy Jr."): fate vobis. Sono nomi che contano per chi non conosce ancora la piccola grande artista che è Francesca Amati, ancora on the run con Glauco Salvi. Aiutano il duo in questa nuova fatica, benvoluti e benaccolti, Pete Cohen (Sodastream), Paolo Gradari (Amycanbe), Bob Corn, il wallaciano Mattia Coletti, Bruno Dorella (Ronin, Bachi da pietra, Ovo: ma che ve lo dico a fare?) e The Missing Choirgirls.
Ci sono tutti i brani del precedente ep, ma riarrangiati: “Pumpkin Snatching (Song Of A Cold World)”, ad esempio, ora è diventata “Not”, e sottolinea maggiormente il contrasto tra la delicata dolcezza della strofa, impreziosita dai ricami quasi mariachi di una chitarra riverberata, e l’aggressività del ponte. Si respira molto l’aria dei Ronin, tutto sommato, se vogliamo restare in Italia. Se vogliamo trasferirci negli States, a volte sembrano affiorare gli inverni ghiacciati tra Hibbing e Duluth, Minnesota, nei freddi anni ’50 di un giovane Bob Dylan, o i lunghi viaggi tra Oklahoma e California di Woody Guthrie: ma sto parlando di sensazioni indotte dalla musica e non di somiglianza effettiva. In ogni caso, si respira un’atmosfera da white folk. Il rischio, coi Comaneci, è quello solito: belle canzoni, ma rese piuttosto simili l’una all’altra da un sound non troppo vario e da una scrittura che ama muoversi prevalentemente su due accordi per brano, ottenendo da un lato l’ipnotismo che ben sappiamo, ma dall’altro un’eccessiva somiglianza della struttura dei pezzi. “Green” è costruita sull’alternanza di Sim e Re; “One Night”, di Sim e Fa#; “On My Path” si libra sul solo Lam; “Promise”? Lam e Mi. “A Pair Of Glasses”? Do7+ e Mim. “Not” coi suoi quattro accordi (Lam, Mim, Lam e Rem) fa la figura di un pezzo movimentato. Così, si apprezzano soluzioni come il banjo di “Satisfied Girl” (era “12_23_03” in “Girls Was...”), perché in grado di diversificare un attimo l’atmosfera.
Giudizio finale? Comunque belli. Ma attenti al rischio Jethro Tull. Scrivere sempre la stessa, pur bellissima, canzone. Ma per il momento i Comaneci ci stanno ancora dentro e il disco è piacevolissimo.
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