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In questo suo nuovo album Ryuichi Sakamoto, il noto compositore giapponese - conosciuto per i suoi contributi musicali a grandiose opere cinematografiche e per le sue collaborazioni con David Sylvian, Bowie e Iggy Pop - ha riarrangiato alcune delle sue più famose composizioni, ha tolto loro ogni sovrastruttura, le ha fatte tornare alla loro purezza originaria, e - per chi ascolta - l’effetto è quello di un concerto per piano solo registrato dal vivo in studio.
Proprio come ci anticipa il titolo “Playing The Piano” è un album capolavoro perchè ci permette di ascoltare le note e di percepire le emozioni di un grande artista, catturato dal vivo durante alcuni suoi concerti giapponesi. Brani davvero molto noti - come “Merry Christmas Mr.Lawrence", colonna sonora di “Furyo”, e “The Last Emperor” - risplendono di luce nuova, e convivono perfettamente accanto a composizioni più fragili e delicate, dale tonalità quasi minimali, come “A Flower Is Not A Flower” e “The Sheltering Sky”. Molto rilassanti invece brani come “Amore”, che apre l’album, e la malinconica “Tamago 2004”. Una vera sorpresa è l’inserimento nella raccolta di “Tibetan Dance” e di “Thousand Knives”, composizioni alquanto insolite nel repertorio di Sakamoto, ma che denotano per intero la sua voglia di mostrarsi dentro un’altra veste, quella di un musicista solo davanti alle sue stesse composizioni. Un genio, un talento puro, che si permette anche episodi più leggeri come “Mizu no Naka no Bagatelle” o il suono decisamente più ritmato e a tratti percussivo di “Riot In Lagos”. Splendida nel finale “Bolerish”, una composizione in cui Sakamoto prende in prestito il tema del “Bolero” di Ravel e gli regala una forma più libera, molto vicina alla musica contemporanea. Sappiamo tutti che Sakamoto adora Debussy, e che Debussy era innamorato dei suoni e della cultura asiatica, quindi in un certo senso il cerchio si chiude a perfezione. Sono state rese disponibili dalla Decca alcune edizioni in cui “Playing The Piano” diventa un CD doppio, con l’aggiunta di “Out Of Noise”, un album davvero particolare, molto sofisticato, in cui Sakamoto mescola elettronica e temi musicali prettamente acustici, aggiunge melodie su campionature ed effetti sonori di varia origine, dal canto degli uccellini al rumore delle acque di una cascata. Un disco austero e difficile che - se ascoltate per intero i nove minuti di “Hibari” – contiene diversi elementi che portano al minimalismo , ma che sorprende e lascia estasiati non appena ci si rende conto delle meravigliose e semplici armonie nascoste dentro ogni sua composizione, anche in quelle che in apparenza sembrano complicate.
Album da ascoltare e da godere in religioso silenzio. Cibo per la mente, e per l’anima.
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